Tao Te Ching – capitolo I

Tao Te Ching – capitolo I

Capitolo 1

Il Tao di cui si può parlare
non è il Tao eterno.
Il nome che si può chiamare
non è il Nome eterno.

Senza nome è l’eternamente reale.
Dare dei nomi è l’origine
di tutte le cose particolari.

Libero dal desiderio, percepisci il mistero.
Prigioniero del desiderio, ne vedi
soltanto le manifestazioni.

Eppure il mistero e le manifestazioni
sono generati dalla stessa sorgente.
Questa sorgente è chiamata oscurità.

Il buio dentro il buio.
La porta di ogni comprensione.

Commento
Descrivere l’indescrivibile, insegnare quello che non si può insegnare, indicare la via per la Via – che cosa pensa di star facendo qui Lao-tse? Non si può fare. Comunque. Così Po Chü-i, poeta e cabarettista, ha scritto:

“Chi parla non sa,
chi sa non parla”:
questo è quello che ci ha detto Lao-tse,
in un libro di cinquemila parole.
Se era lui quello che sapeva,
come mai è stato così loquace?

Questo è il problema con gli insegnanti spirituali. Essi devono essere loquaci. Ma le loro parole sono (come in una tradizionale metafora buddista) dita che indicano la luna; se guardi il dito, non puoi vedere la luna. Come dovevano essere meticolosi i grandi maestri!

Un monaco chiese a Ma-tzu: “Perché insegni ‘La mente è Buddha’?”.
Ma-tzu disse: “Per far smettere di piangere un bambino”.
Il monaco disse: “Quando ha smesso di piangere, poi, che succede?”.
Ma-tzu disse: “Poi io insegno ‘Niente mente, niente Buddha’ ”.
Il monaco disse: “E se si tratta di qualcuno che è distaccato da entrambi?”.
Ma-tzu disse: “Io gli direi ‘Non-essere’ ”.
Il monaco disse: “E se incontrassi un uomo che è distaccato da tutte le cose, che cosa gli diresti?”.
Ma-tzu disse: “Gli lascerei semplicemente provare l’esperienza dell’immenso Tao”.

La verità, infatti, è proprio davanti ai nostri occhi, proprio sotto al nostro naso; così semplice che ogni bambino la capisce; eppure, come disse Bankei, più ti ci addentri, più essa diventa profonda. Dov’è la via per la Via? Che domanda! E ancora, per le menti più complicate, c’è bisogno di misure drastiche. Il libro di Lao-tse fu scritto come risposta, al di fuori della benevolenza di una nonna. Stando alle più antiche biografie,

Lao-tse visse per lungo tempo nel paese di Chou, ma, ravvisandone il declino, se ne andò. Quando raggiunse la frontiera, la guardia gli disse: “Dato che va via, signore, potrebbe scrivere un libro che mi insegni l’Arte di vivere?”. E subito Lao-tse scrisse il suo libro del Tao, e se ne andò.

Questa è leggenda, ma è anche una descrizione accurata del modo in cui avviene il vero insegnamento. Chi sa non parla, ma le parole non sono per lui un ostacolo. Se ne serve proprio come userebbe gli attrezzi da giardino. Quando qualcuno gli fa una domanda, risponde.

Il Tao di cui si può parlare / non è il Tao eterno: Nel testo si legge, “Il Tao che si può dire (un altro significato di Tao potrebbe essere ‘comunicare’) non è il Tao eterno”. Altre possibili rese: “La Via che si può misurare non è l’eterna Via”, “La forza che si può forzare / non è la Forza eterna”.

percepisci il mistero: Infinitamente meraviglioso, eppure ordinario come la luce del sole. Impossibile da conoscere, eppure facile come toccarti il naso mentre ti lavi la faccia.

Questa sorgente è chiamata oscurità: Poiché nessuno dei nostri sensi può percepirla. È anche detta ‘luce’, perché, quanto meno la ostacoliamo, tanto più siamo radiosi.

La porta di ogni comprensione
: Al fine di comprendere, dobbiamo rimanere nell’oscurità del non-sapere.

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