Intervista a Pierre Pellizzari

Intervista a Pierre Pellizzari

Intervista a Pierre Pellizzari, che ci parla del suo libro Consigli di benessere alimentare, un manuale utile e originale per analizzare le nostre abitudini alimentari, trovare le incoerenze e porvi rimedio senza drastici sconvolgimenti.

Cosa possiamo fare per renderci conto degli errori che facciamo mangiando, anche in relazione al fatto che molte abitudini sono ormai fortemente radicate nella nostra dieta?

Possiamo rendercene conto dai disturbi fisici che possiamo osservare nel sistema digerente, come flatulenza o acidità di stomaco, o dalla sonnolenza, dal mal di testa, ecc. Si diventa più consapevoli cominciando con piccoli esercizi di auto-osservazione: come mi sento? Ho caldo? Ho freddo? Il cibo che mangio quale sapore ha? Mi fa bene o mi fa male? Continuando così si arriva presto ad essere consapevoli del proprio corpo.

Nel suo libro lei dice che dovremmo “imparare ad ascoltare il nostro corpo”, una cosa apparentemente semplice, ma in realtà spesso trascurata….

Purtroppo devo dire che ha ragione. Nel mondo moderno ci abituano e ci insegnano a ricevere la pappa pronta e a riflettere poco di fronte agli stimoli del consumismo. Se c’è un filo conduttore nel mio lavoro e nei miei libri, è proprio quello di voler provocare la gente, farla prendere coscienza di alcune assurdità del loro comportamento o delle notizie che ci vengono propinate e aiutarli a diventare più consapevoli. Si osserva spesso, a proposito dei maschi, che questi sono capaci di rendersi conto immediatamente se c’è qualcosa che non quadra nel funzionamento del motore della loro macchina, o se hanno una gomma sgonfia, ecc… Bisognerebbe trasporre questa abilità anche nell’osservazione del proprio corpo. Non è difficile, solo che non ci siamo abituati e nessuno ci ha mai detto di farlo.

Molto spesso, una volta individuati i comportamenti da evitare, è difficile seguirli sempre: spesso i nostri ritmi di vita ci impongono magari pasti veloci e “malsani”. Cosa consiglia in questi casi?

Prima di tutto, è necessario renderci conto delle assurdità del nostro comportamento: vietiamo che si diano degli zuccherini ai cani o ai cavalli e poi regaliamo lecca-lecca ai nostri bambini… Quindi cominciamo con piccole cose, tra cui, per esempio evitare il consumo di zucchero bianco. Per quanto riguarda i pasti veloci e malsani, con un po’di consapevolezza possiamo legare la sonnolenza o l’acidità di stomaco ad una di queste abitudini o, piuttosto, a uno di questi ‘conformismi’. Una volta che abbiamo fatto il collegamento, possiamo decidere quale via prendere; almeno possiamo decidere di provare a mangiare una minore quantità di cibo o meno velocemente.

In relazione a questo, secondo lei quanto nella nostra dieta è frutto dell’abitudine e quanto invece ci è effettivamente necessario?

Nella nostra dieta la maggior parte dei comportamenti è frutto delle abitudini e delle convenzioni sociali. Per esempio, nessuno di noi mangia e beve quando sente veramente di avere fame o sete. Mangiamo perché è ora di mangiare e quando per caso abbiamo digiunato, entriamo in crisi proprio nel momento in cui riflettiamo sul fatto che ‘abbiamo saltato un pasto’…!

Nella nostra società l’abuso di alcol è un problema reale, in particolare anche in relazione alle abitudini dei giovani, che ne fanno un uso sempre più largo… che problemi comporta questo?

Credo che l’alcol, in qualsiasi quantità, sia nocivo, o almeno un elemento di disturbo. Ubriaca infatti un certo numero di cellule e perciò ne inibisce il sano comportamento. Per esempio, io sono quasi astemio, anche se il gusto del vino mi piace abbastanza, e mi basta bere un fondo di bicchiere di vino e me lo sento subito montare alla testa, mi sento un po’ disturbato. Certamente, se mi si misurassero i parametri di riflesso o velocità mentale, avrei un leggero calo. Questo mi fa pensare che le persone che possono assimilare maggiori quantitativi di alcol ci riescono solo perché il loro corpo è abituato. Non per questo comunque le loro cellule non sono disturbate. E se, quando le nostre cellule sono ubriache, subiamo uno stimolo pericoloso dall’esterno, questo riesce a fare del male all’organismo proprio approfittando di un sistema di difesa un po’ disorganizzato, o almeno rilassato. E, come dico sempre, se l’alcol facesse bene, perché non ci consigliano di darne un po’ ai neonati? Perché i veterinari non consigliano di darne anche ai nostri animali domestici (che, detto tra noi, non lo vorrebbero mai bere…)?

Un aspetto su cui lei insiste molto è l’importanza di usare prodotti biologici, ma in modo “critico”, cioè accertandosi sempre della loro effettiva provenienza e composizione.

Generalmente mi accontento della certificazione di ‘biologico’, perché, come scrivo anche nel mio libro, il biologico è affidabile e sicuro al 95%. Riprendendo le sue parole, direi che non sono molto “critico”: quello che dico è che i prodotti biologici elaborati (come polpette, dolci o creme) hanno un costo molto elevato, anche a causa dei processi a cui sono sottoposti, mentre i prodotti grezzi (cereali, tofu) hanno un costo basso; visto che si associa il biologico all’idea di un mangiare caro, mostro che il prezzo dipende dai cibi che si scelgono. Per quanto riguarda la frutta e la verdura sono più critico, perché purtroppo, dal momento che non c’è un grande ‘giro’ di merce nei negozi e che questi per comodità gestionale ordinano, per esempio, l’insalata solo una o due volte alla settimana, non mi va di mangiare insalata vecchia di 3-4 giorni, anche se biologica, preferisco farne a meno o al limite mangiarla surgelata o al limite ancora non biologica. Poi, visto che il biologico è diventato un business, anche qui c’è gente poco onesta che, sfruttando quello che la legge consente, chiama ‘integrale’ per esempio uno zucchero di canna quasi bianco, che per me ormai non ha più niente di integrale… Oppure scrive biologico su un prodotto che ha parecchi componenti non biologici… Quindi in questo senso faccio attenzione e sono più che “critico”.

Nel suo libro lei presenta anche una sezione di consigli pratici, piccole cose da cui però possiamo ricavare effetti benefici. Un esempio è il riuso dell’acqua di cottura delle verdure: perché riutilizzarla e come?

E’ vero. Mi piace condividere le mie scoperte. Mi piace evitare i comportamenti assurdi. Il più evidente è l’uso del miele per zuccherare le tisane: mettendo miele nel liquido bollente il risultato sarà quello di aver ucciso gran parte delle vitamine e tutti gli enzimi del miele, che sono proprio quelli che fanno del miele un prodotto utile per la salute… Per quanto riguarda l’acqua di cottura delle verdure, è la stessa cosa: cucinando le verdure, l’acqua si carica di vitamine e di sali minerali. Non ha senso buttarla: si può benissimo usare quest’acqua come base per un brodo vegetale o addirittura come acqua di cottura della pasta… Se andate in Africa e vedete come si comporta la gente, vedrete che non buttano niente di quello che può essere riutilizzato… è questione di buonsenso.

Migliorare la propria alimentazione può anche essere divertente: lei ci parla ad esempio della “produzione” di germogli a partire dai semi più svariati: cosa sono e come possono essere usati?

I germogli sono delle piantine che nascono da semi. Quando un seme germoglia, non è chiaro il perchè, ma il suo contenuto di vitamine si alza di 10 volte! Quindi diventa un cibo ipersalutare, che inoltre è possibile mangiare crudo, perché si è ammorbidito. I germogli ci permettono di assaporare tanti diversi semi, generalmente di cereali, ma anche di verdure o fiori (per esempio semi di ravanello, di zucca o di papavero). Si mangiano generalmente nell’insalata, oppure anche così come sono, a cucchiaiate. Hanno tutti un sapore leggermente amaro, dovuto proprio alla presenza delle vitamine.

I suoi consigli fanno scoprire al lettore che anche piante come il trifoglio o il tarassaco, “erbacce” da giardino, sono un prezioso contributo alla nostra salute. assieme a questi, quali altri vegetali che crescono spontaneamente nei nostri giardini possiamo utilizzare?

Quasi tutte le “erbacce” hanno delle proprietà curative, per questo si può far riferimento al libro di Maria Treben La farmacia del Signore. Per quanto riguarda il cibo vero e proprio, da mangiare in quantità, uso solo il tarassaco, con poca piantaggine e poco trifoglio; le altre erbe (salvia, origano, rabarbaro, basilico, ecc.) le ho piantate io e non sono “erbacce”. In questo ambito ci sarebbe molto da sperimentare, studiare e scoprire, ma purtroppo non posso dedicarmi anche a questo, almeno per il momento.

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