La leadership nel mondo degli indiani lakota

La leadership nel mondo degli indiani lakota

Che cosa determina un buon leader? Il potere e la forza bruta? La capacità di persuasione? Non tutte le culture rispondono a questa domanda allo stesso modo. Il libro di Joseph M. Marshall III Il potere del quattro ci offre la risposta di un mondo, la società lakota precedente alla creazione delle riserve, che aveva un concetto di leadership molto particolare ed efficace. Benché fosse decisamente diverso da quello europeo, produsse infatti alcuni dei capi più noti e ammirati della storia, come Cavallo Pazzo, Toro Seduto o Nuvola Rossa.
Innanzitutto dobbiamo definire che cos’è la leadership. In molti dizionari, un leader è definito come una persona che ‘comanda, guida o influenza gli altri’. In realtà non si parla di autorità, il che sembra suggerire che chi guida gli altri deve farlo con mezzi diversi. Ciò solleva una domanda: una persona investita di autorità (amministratore, manager, sindaco, ministro, primo ministro o presidente) è automaticamente un leader?
Secondo i Lakota, è il carattere, e non la posizione occupata, che può trasformare in leader. Di fatto, nella cultura lakota non esisteva il concetto di autorità o la parola per indicarla. È una realtà sorprendente, perché un capo lakota non poteva costringere qualcuno a seguirlo. L’assenza del concetto di autorità esigeva che i capi per convincere gli altri a seguirli si appellassero ad altri fattori, tra i quali il carattere e l’esperienza. Eppure, i Lakota non mancavano di capi. La loro vera eredità è l’esempio che hanno dato e le lezioni che offrono a chi pensa che la leadership debba usare il potere. Quali erano le quattro filosofie che applicavano per essere capi attivi e capaci?

Conoscere se stessi
Il meglio che ciascuno di noi può fare è affrontare la vita con tutte le sue forze e le sue debolezze, ma per farlo dobbiamo essere assolutamente sinceri con noi stessi riguardo a entrambe. Con il passare del tempo dovremmo diventare sempre più capaci di affrontare le sfide della vita, la consapevolezza di sé, quindi, dovrebbe essere una continua disciplina. Mai, nella nostra vita personale o professionale, arriveremo al punto di avere imparato tutto. Questo è sintetizzato dal pensiero lakota che un uomo smetteva di migliorare la sua esperienza con l’arco solo il giorno in cui moriva.

Conoscere i nostri amici
I leader non possono fare tutto. Meglio ancora, non possono fare niente da soli. Compito del leader è identificare le persone dedite a uno scopo e in possesso degli strumenti e delle capacità per raggiungerlo e motivarle a realizzarlo.
Alleanze e amicizie non sono fatte per i momenti belli. Le creiamo per aiutarci a vicenda nei momenti difficili e nelle situazioni più irte di ostacoli. Stando vicino agli amici nei momenti difficili, dimostriamo loro che possono fidarsi di noi, e ciò ci garantisce che saranno al nostro fianco quando saremo noi ad avere bisogno di loro. Nessun leader, per quanto motivato, appassionato o qualificato, può farcela da solo.

Conoscere i nostri nemici
Viviamo in un mondo in cui dobbiamo affrontare continue minacce, a livello individuale e collettivo. Anche il folklore dei Lakota è pieno di storie di battaglie. L’odio e l’etnocentrismo erano spesso altissimi, ma i Lakota avevano anche rispetto per i loro nemici, un rispetto che derivava da una profonda conoscenza: benché fossero separate da grandi distanze e da lingue diverse, le tribù conoscevano i reciproci valori culturali, le forze e le debolezze militari. La conoscenza del nemico era parte integrante della difesa. Ciò forniva utili informazioni: le armi di cui disponeva, le passate vittorie o sconfitte, le abilità e le abitudini tattiche, il valore nel combattimento e così via. Conoscere il nemico aumentava sensibilmente le probabilità di vittoria.

Dare l’esempio
Se accettiamo la definizione di leader come una persona che influenza le azioni e gli atteggiamenti degli altri, la logica domanda è: come? L’ovvia risposta è solo una: con l’esempio. A chiunque pensi di essere un leader dobbiamo porre questa domanda: in che modi influenzi le azioni e i comportamenti degli altri? I Lakota distillavano le loro aspettative in una serie di richieste molto semplice e elegante:

“Per ‘portare la giubba’ dovete essere al di sopra degli altri. Dovete aiutare gli altri prima di pensare a voi stessi. Aiutare le vedove e le persone che hanno scarsità di cibo e di vestiti, e che non hanno nessuno che parli per loro. Non guardate dall’alto in basso gli altri e non prestate attenzione a chi guarda dall’alto in basso voi, e non lasciate che la rabbia guidi la vostra mente o il vostro cuore. Siate generosi, siate saggi e dimostrate fermezza, affinché la gente segua quello che fate e quello che dite. Soprattutto, abbiate coraggio e siate i primi a caricare il nemico, perché è meglio giacere come un guerriero nudo nella morte che essere riccamente vestiti ma con dentro un cuore d’acqua”.

 

 

 

 

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Che cosa determina un buon leader? Il potere e la forza bruta? La capacità di persuasione? Non tutte le culture rispondono a questa domanda allo stesso modo. Il libro di Joseph M. Marshall III Il potere del quattro ci offre la risposta di un mondo, la società lakota precedente alla creazione delle ...
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