L’amicizia tossica

L’amicizia tossica

Un’amicizia tossica ci fa soffrire, ci turba, ci impedisce di esprimere noi stessi. La tossicità si nutre di silenzi, di insicurezze, di mancanza di considerazione. Si manifesta in un’infinità di modi, alcuni banali, altri molto seri. In un momento o l’altro della nostra esistenza ci ritroviamo tutti in una situazione d’amicizia invivibile, in maniera diversa e per un motivo o per l’altro. Ma cosa induce un’amicizia che procedeva bene a diventare di punto in bianco tossica?
Innanzitutto è bene ribadire che l’amicizia si costruisce in due e definirla vuol dire definire il legame, non le persone che la vivono. Ad avere natura tossica non è l’individuo, bensì il rapporto, che rimane legato a pattern comportamentali diventati abitudini. Le abitudini sono per forza di cose tenaci, perché tendono a divenire inconsce.

Come individuare qualcosa d’inconscio e porvi rimedio? Quantunque tutte le situazioni differiscano l’una dall’altra, le possibili soluzioni ruotano attorno a tre parametri di riflessione: la diagnosi, la decisione e le strategie.
La prima constatazione da fare è che a essere tossica è in genere la dinamica, la relazione, non la natura della persona che la vive. In tema di relazioni spesso si parla di “chimica”: esistono reazioni chimiche di repulsione e reazioni chimiche di attrazione. Come trovare l’equilibrio nei rapporti e fare in modo che questi non comportino né sofferenza né irritazione, bensì al contrario amore e altri sentimenti positivi? Per farlo occorre porsi domande, cercare dentro di sé, indagare le proprie emozioni e intuizioni. Rimanere in ascolto di se stessi e degli altri. Ci troviamo forse invischiati in pattern relazionali che ci impediscono di evolvere? Nella maggior parte dei casi, alcuni elementi del nostro passato ci spingono a ricercare certi tipi di persone senza chiederci perché ci attirano e inizialmente senza renderci conto che queste persone ci faranno soffrire. Di fatto, quando capiamo che un rapporto è per noi tossico, in genere significa che ci fa rivivere un rapporto doloroso del nostro passato.

Amicizie tossiche, come e perché

La prima difficoltà consiste nell’individuare i rapporti della nostra cerchia che per noi sono tossici. Solitamente adottiamo regole di comportamento diverse basate sui rapporti attorno a noi e reagiamo in maniera diversa a seconda delle persone con cui ci troviamo, anche quando fanno o dicono la stessa cosa: è infatti il loro modo di farla o di dirla a modificare la nostra percezione.
Spesso succede che un’amicizia diventi sofferente a causa di un cambiamento di situazione, che può essere determinato dalle trasformazioni naturali della vita (crescita, invecchiamento…); dalle reazioni di ognuno davanti al rifiuto, al lutto, alla perdita del lavoro; dall’allontanamento geografico.
Possiamo inoltre renderci conto che l’amicizia provata verso qualcuno poco a poco può fossilizzarsi, perché non c’è più niente di nuovo, di stimolante. La comunicazione diventa abitudinaria, non si rinnova.

Non funziona proprio più?

I rapporti d’amicizia sono come tutti gli altri rapporti umani, nel senso che non sempre puntano al bello stabile. Abbiamo infatti i nostri stati d’animo, le nostre passioni, i nostri difetti e le nostre qualità. Ognuno di noi ha i suoi gusti, le sue avversioni. Proprio come non sempre ci rendiamo conto dell’interesse che suscitiamo in qualcuno, nemmeno gli altri capiscono sempre che ci interessiamo a loro. Nessuno sa leggere nel pensiero. Sono tutti questi elementi a rendere speciale un’amicizia: è una scelta fatta a ogni incontro, non esistono contratti o obblighi civili ma solo condivisione del tempo trascorso assieme e, a parte ciò, fiducia, solidarietà e piacere.
Se un rapporto d’amicizia non ci fa sentire bene, prima di chiuderlo è preferibile avviare una riflessione, così da capire in cosa siamo impegnati e se il nostro disagio nasce proprio da lì. Questo ovviamente significa anche diventare consapevoli dei nostri problemi personali, della nostra situazione e dei messaggi fisici e somatici che inviamo a noi stessi. Con l’aiuto di tutti questi punti di riferimento, possiamo già farci un’idea di ciò che provoca il nostro disagio. Come?
Continua…

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