Annamalai Swami: tutta la felicità viene dal Sé

Annamalai Swami: tutta la felicità viene dal Sé

Annamalai Swami (1906-1995) incontrò Ramana Maharshi – uno dei maestri spirituali indiani più noti e amati del secolo scorso – nel 1928, dopo che ne ebbe una visione in sogno. Dieci anni dopo il Maestro gli diede l’ordine di trasferirsi in una capanna isolata per dedicarsi completamente alla pratica spirituale, che lo avrebbe condotto a stabilizzarsi nella permanente realizzazione del Sé. Ecco un estratto degli insegnamenti che Annamalai Swami ci ha trasmesso.

 

Domanda: Per mantenere la mente nel Sé non si devono avere desideri se non quello del Sé. Questo è uno stato molto difficile da conseguire. Il desiderio di cercare i piaceri nel mondo esterno sembra essere sempre più forte del desiderio di cercare il piacere nel Sé. Perché è così?

Annamalai: Tutta la felicità, alla fine, viene dal Sé. Non viene dalla mente, dal corpo o da oggetti esterni. Se hai un forte desiderio di un mango, quando finalmente lo mangi c’è una grande sensazione di piacere. Quando un desiderio come questo viene realizzato, la mente sprofonda parzialmente verso il Sé e gioisce un po’ della beatitudine che è sempre presente là. Poi si rialza ancora. Ricorda la felicità e cerca di ripetere l’esperienza mangiando altri manghi o gratificando altri desideri.

La maggior parte delle persone è completamente inconsapevole che il piacere e la felicità vengono dal Sé, non dalla mente o dal corpo. Poiché la maggior parte delle persone ha sperimentato la pace del Sé soltanto quando è stato realizzato un grande desiderio, giunge alla conclusione che il perseguimento dei desideri sia il solo modo di ottenere un’esperienza di felicità o pace.

Se si cerca di seguire questa via comune verso la felicità, si finirà con molta frustrazione e molta sofferenza. Si possono occasionalmente sperimentare alcuni brevi momenti di piacere, ma per il resto del tempo si sperimenterà il dolore di desideri frustrati e di desideri che non sembrano produrre alcun piacere quando sono realizzati. Se si cerca di ripetere l’esperienza dei piaceri continuamente, la novità presto scompare. Un mango che si è desiderato per giorni può dare alcuni secondi di felicità quando lo si mangia, ma il piacere non verrà prolungato mangiandone altri cinque o sei. La prolungata indulgenza produrrà più probabilmente dolore piuttosto che piacere. […]

Se ci sono molti forti desideri, la mente non può sprofondare completamente nel Sé e sperimentare la piena pace e beatitudine di quello stato. La mente può sperimentare un po’ di quella pace se viene improvvisamente realizzato un grande desiderio, ma sarà soltanto una breve e temporanea esperienza. La mente non può rimanere nel Sé mentre è piena di desideri e attività. Sorgerà ancora dopo alcuni secondi e comincerà a perseguire la successiva meta esterna. Se si vuole la piena beatitudine del Sé e se si vuole sperimentarLo permanentemente, si dovranno abbandonare tutti i desideri e gli attaccamenti. Non c’è altro modo. La mente non può riposare quietamente nella profondità del Sé a meno che non abbia imparato a ignorare tutti gli impulsi che cercano di farle trovare il piacere e la soddisfazione nel mondo esterno.

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