Intolleranze alimentari: il ruolo di frumento e latticini

Intolleranze alimentari: il ruolo di frumento e latticini

Farinacei e latte vaccino sono la base dell’alimentazione occidentale. In ogni famiglia sembra che pane e latte non possano assolutamente mancare, nemmeno per un giorno. Nessun cibo è considerato più innocuo, sano e idoneo all’alimentazione di tutti, adulti e bambini. Eppure è sempre più evidente che farinacei e latte vaccino sono tra le fonti più comuni di intolleranze alimentari. Glutine, lattosio e proteine del latte ne sono i principali responsabili.

I soggetti più fortunati, anche se probabilmente non si sono mai considerati tali, evidenziano la loro non tolleranza per questi alimenti con sintomi manifesti a livello intestinale (diarrea, colite, gonfiore addominale). Quando è l’intestino a essere colpito l’associazione “cibo ingerito-sintomo” è infatti facile e immediata e porta chi ne è affetto a correre subito ai ripari, eliminando o quantomeno riducendo quell’alimento dalla propria alimentazione. Tuttavia, anche nella più palese evidenza di intolleranza, talvolta è comunque difficile convincersi che siano proprio il latte o i farinacei i responsabili… Proprio loro… che sono così salutari! Proprio loro… di cui l’uomo si è nutrito da sempre! E poi, se li elimino, cosa mangio?

In realtà, esistono invece svariate ragioni per cui latte vaccino e glutine possono indurre un’alterazione del delicato equilibrio intestinale e causare non solo lo squilibrio delle capacità selettive e assorbenti della mucosa, ma anche sintomi di varia natura che si ripercuotono su tutto l’organismo.

 

Il glutine

Di glutine l’umanità si è sempre cibata, questo è vero, ma senz’altro non della medesima qualità, non nelle quantità d’assunzione attuali e non di un glutine così raffinato e predominante rispetto alle restanti componenti del chicco. Tralasciando la celiachia conclamata, caratterizzata da sintomi di malassorbimento intestinale (diarrea, perdita di peso, anemia, carenza di vitamine e minerali, ritardo della crescita) e da anomalie strutturali a livello di villi e microvilli dell’intestino tenue, nell’intolleranza al glutine i sintomi riscontrati più comunemente possono essere suddivisi in due categorie: la prima con una sintomatologia che coinvolge specificatamente il distretto interessato, quindi problemi gastrointestinali (meteorismo, dolori addominali, diarrea o stipsi o alvo alterno), la seconda con sintomi generali (sonnolenza, difficoltà di concentrazione, annebbiamento mentale, cefalea, artromialgie, parestesie degli arti, rash cutanei tipo eczema, depressione, anemia, stanchezza cronica, insonnia).

 

Il latte

Il boom dell’industria lattiero-casearia e l’enorme pubblicità che ha accompagnato il latte e i suoi derivati in questi ultimi trenta-quarant’anni hanno condizionato a tal punto il nostro pensiero da far sì che “Latte=salute” sia diventato nella nostra mente come un postulato della geometria euclidea, un fatto assolutamente indiscutibile. Molti pensano che da sempre l’uomo abbia consumato il latte di mucca, dandolo persino a neonati e bambini. Non è cosi. Fino a tre secoli fa nessuno si era mai sognato di dare latte di mucca come sostituto del latte materno e solo negli ultimi cinquant’anni il consumo di latte vaccino ha conosciuto una vertiginosa impennata, diffondendosi in tutti i paesi industrializzati. L’intolleranza al lattosio è la causa più frequente di intolleranza al latte, determinata da un deficit di produzione di lattasi (ipolattasia) direttamente nell’orletto a spazzola dei microvilli intestinali. Sintomatologie di tipo diverso, quali problematiche alla mucosa respiratoria, bronchiti croniche, otiti ricorrenti… vengono invece “trattate” con una sfilza infinita di cicli antibiotici, senza sapere che basterebbe semplicemente eliminare il latte e tutti i suoi derivati! Inoltre la caseina, proteina del latte maggiormente chiamata in causa in caso d’intolleranza, è difficilissima da digerire, perché tende a coagulare formando una massa collosa e filosa che aderisce alle pareti dell’intestino tenue, mettendo sotto stress l’equilibrio enterico.

 

Cosa fare?

Una volta appurata la presenza di una o più intolleranze alimentari, come comportarsi? Ultimamente vi sono due ben distinte scuole di pensiero: la dieta ad eliminazione e la dieta di rotazione. La dieta ad eliminazione prevede, lo dice la parola stessa, di eliminare, per un periodo variabile dai tre ai sei mesi a seconda del grado di intolleranza, l’alimento in questione per poi reintrodurlo gradatamente ponendo particolare attenzione ad eventuali reazioni (es. emicranie) nelle 72 ore successive. Se si verificheranno sintomi che possono indurre a pensare che l’intolleranza non sia stata superata si dovrà proseguire con l’astinenza per un altro periodo, che potrebbe essere un mese, per poi ritentare l’introduzione dell’alimento che dovrà comunque sempre essere graduale. Il rischio di questo approccio al problema è secondo alcuni ricercatori la completa perdita di tolleranza da parte del sistema immunitario verso il cibo eliminato, come se si verificasse una sorta di perdita di abitudine al “contatto” con l’alimento con una reazione, quindi, di tipo allergico.

L’alternativa proposta da coloro che ritengono eccessivo tale rischio è rappresentata dalla dieta di rotazione che prevede la libera assunzione dell’alimento verso il quale è stata individuata l’intolleranza secondo un meccanismo che alterna il cibarsene per un giorno all’astinenza per tre giorni. Quest’ultimo approccio suscita però qualche dubbio in quanto, continuando ad assumere l’alimento verso cui si è sviluppata l’intolleranza, le cellule del sistema immunitario preposte al mantenimento della memoria dell’antigene (la macromolecola dell’alimento che ha permesso lo sviluppo dell’intolleranza) continueranno a segnalare l’aggressione e ad agire di conseguenza, non essendo certo sufficienti 72 ore per far loro perdere tale memoria.

Sarà comunque il medico a cui ci si è affidati a proporre è consigliare il metodo che egli riterrà più corretto ed opportuno.

 

Tratto da:

 

 

 

1 comment

Trackbacks & Pingbacks

  • […] L’intolleranza al latte vaccino (intolleranza alla caseina) può manifestarsi anche molto presto, poco dopo la nascita. L’adulto non ne è immune, perché questa intolleranza può subentrare a qualsiasi età. Si è riscontrato che eliminando latte e latticini si potevano ottenere risultati spettacolari in numerose affezioni, quali: eczema, psoriasi, rinite, diarrea, colite spastica, mestruazioni dolorose, fibroma uterino, ipertrofia benigna della prostata, dolori e rigidità articolari, emicrania, spasmofilia. […]

Leave your reply

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.

Related Posts