“Smettere” di lavorare e assumersi la responsabilità della propria Vita – parte 1

“Smettere” di lavorare e assumersi la responsabilità della propria Vita – parte 1

IL MIO AUGURIO PER UN 2015 PIÙ IN SINTONIA CON LA VITA CHE VOGLIAMO DAVVERO.

“Smettere” di lavorare e assumersi la responsabilità della propria Vita

Nonostante i tempi difficili in cui viviamo, o forse proprio per questo, i margini di miglioramento nelle nostre Vite sono enormi, e soprattutto dipendono esclusivamente da noi e dalla nostra voglia di metterci in gioco. Assumersi la piena responsabilità della propria Vita è il punto di partenza fondamentale e ineludibile per raggiungere la nostra felicità.

 

Non siamo felici. Non importa che lo ammettiamo o meno. Le cose stanno così e lo sappiamo benissimo. E la colpa di questa infelicità diffusa non è affatto della crisi che anzi ha fatto del bene perché ha aperto molti occhi. Del resto che non siamo felici nel mondo difficile in cui ci troviamo a vivere è anche normale. Questo mondo, con le sue regole, i suoi ritmi, le sue esigenze, è così brutto che essere infelici è del tutto normale. Proprio per questo urge cambiare e siamo noi in prima persona a doverlo fare assumendocene la piena responsabilità.

L’altro giorno mi è venuto in mente che la nostra famiglia (siamo in quattro) non ha un lavoro da più di dieci anni. Per scelta. E abbiamo una Vita bellissima. Una Vita piena di cose belle, rapporti, aiuto, condivisione, semplicità, viaggi. E tutto questo perché più di dieci anni fa ci siamo rifiutati di continuare ad essere schiavi del meccanismo “produci, consuma, crepa”. Non è stato tutto rose e fiori, ci sono stati momenti difficili, paure e limiti da affrontare, litigi e lacrime; la Vita del resto non è una passeggiata su un prato fiorito, ma proprio per questo bisogna fare lo sforzo di viverla il più possibile a modo nostro.

Per noi tutto è cambiato quando abbiamo deciso di lasciare il “lavoro”. Mi rendo conto che di questi tempi parlare di abbandonare il lavoro appare come una provocazione, ma non lo è affatto. È anzi una cosa molto seria. Quando parlo di abbandonare il lavoro intendo essenzialmente abbandonare il “lavoro salariato” e più in generale la dipendenza dal sistema.  Lasciare volontariamente il lavoro per inventarsi un’altra vita, mi pare anzi la cosa più sensata che potremmo fare nel mondo che viviamo, e questo a maggior ragione proprio perché viviamo questi tempi di cosiddetta “crisi”, tempi in cui il lavoro (quello classico), non c’è più o comunque sempre meno.

Anzitutto una premessa doverosa per inquadrare la questione: il lavoro salariato, crisi o non crisi, è una forma di schiavitù impacchettata con i fiocchi come fosse un regalo di Natale, ma pacchetto o non pacchetto, fiocchi o non fiocchi, rimane una schiavitù che ci costringe a fare “cose” (cioè lavori) perlopiù insane sia da un punto di vista fisico che psicologico che esistenziale, e questo per tutta la Vita, e questo al solo fine di guadagnare quei quattro soldi che ci permettono di andare in un centro commerciale per avvelenare corpo e mente. Ma anche questo è oramai superato, perché oramai anche il lavoro non c’è più. Questa non è una tragedia, ma piuttosto una straordinaria opportunità per vedere le cose da un’altra prospettiva e iniziare così a cambiare la propria Vita.

Ad esempio non è affatto vero che non c’è più “lavoro”, ma semplicemente che stanno volontariamente eliminando posti di lavoro, che è tutt’altra cosa. Il “lavoro” non è un “posto di lavoro”, ma piuttosto fare cose che servono per vivere. E basta guardarsi attorno per vedere che ci sono un sacco di cose che possiamo fare per vivere. Ad esempio ricominciare a essere più autosufficienti e ricreare relazioni e rapporti umani, che sono le due cose davvero fondamentali per la nostra esistenza. Nessuno ci pensa mai e nessun media lo dice, ma il meccanismo economico in tutti questi anni non ha fatto altro che toglierci progressivamente la possibilità di provvedere a noi stessi, sia da un punto di vista pratico che, non meno importante, da un punto di vista relazionale/spirituale. In soldoni, questo sistema ci ha tolto ciò che ci è essenziale per vivere, sostituendolo con uno stipendio con cui comprare quel qualcosa che ci è essenziale per vivere, salvo poi, e siamo all’oggi, toglierci lavoro e stipendio; per questo oggi ci troviamo in braghe di tela. È questa l’essenza di quell’economia che adoriamo e che invochiamo a gran voce quando vogliamo la “ripresa economica”, dimostrando così di non aver capito nulla né della crisi né tantomeno della Vita.

In ogni caso non è questo il punto focale della questione. Poiché il lavoro salariato e quindi la disoccupazione sono un’invenzione moderna (prima c’erano i mestieri che sono tutt’altra cosa. Il lavorare si confondeva con il vivere e soprattutto la disoccupazione non esisteva), il fulcro dell’intera questione non è come trovare lavoro ma come vivere (e meglio) senza. Cosa serve per fare questo, ovvero per apportare miglioramenti concreti alla nostra Vita? Proverò a riassumere brevemente per punti…

Leggi la seconda parte

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