Nell’Introduzione a questo libro tu definisci il “soprannaturale” come quell’invisibile mondo che ci circonda e che a volte ci invia dei segnali (indecifrabili). Perché hai scelto di investigare proprio su questo universo? Che cosa significa per te?
Ho scelto d’indagare su queste tematiche per due ragioni: la prima sta nel fatto che si tratta di argomenti che m’interessano moltissimo, perché spesso s’intrecciano con la storia delle religioni, la filosofia, talvolta perfino con la scienza e comunque sono interrogativi esistenziali che – piaccia o no – ci coinvolgono tutti. La seconda ragione è di carattere “liberatorio”, intendo dire che oggi dall’ambiente alla politica, dall’economia alle relazioni interpersonali tutto è intriso di violenza, sopraffazione, malafede e imbroglio. Forse questi argomenti rappresentano per molti una sorta di “consolazione” o forse “rifugio”. Per me il misterioso, l’insolito, l’irrazionale costituisce qualcosa di assolutamente affascinante, unico, avvincente… il mistero dei misteri!
Perché le destinatarie delle tue domande sono tutte di sesso femminile? Secondo te c’è un legame particolare che lega le donne al soprannaturale?
Sì. Come sostengo anche nell’introduzione al libro, ritengo che senza dubbio le donne sono più disposte di noi a lasciarsi “indagare” tra le pieghe dell’anima, a lasciar fluire quelle emozioni, sensazioni, “impressioni” impalpabili che a volte s’incrociano con qualcosa di più mistico, inafferrabile, insolito.
Che cosa ti ha spinto a scegliere di intervistare personaggi anche molto diversi tra loro come Adriana Faranda, Fiona May o Amanda Lear?
M’intrigava l’idea d’interpellare donne delle più svariate “provenienze” professionali e/o di vita. Resta il fatto che la scema di turno in questo libro grazie al cielo non compare, sono tutte donne di una certa caratura, magari alcune di loro hanno compiuto delle scelte di vita discutibili, ma indubbiamente hanno tutte delle forti personalità e dei destini certamente non comuni.
Tra le varie domande che hai posto, perché hai scelto di chiedere alle tue intervistate cosa significano proprio gli aggettivi “buono” e “cattivo”? E per te, cosa significano?
Buono o cattivo rappresentano fin dalla comparsa dell’uomo sulla terra un dualismo che non passa e non passerà mai di moda.
Buono o cattivo per me oggi sono la discriminante in base alla quale scelgo di frequentare o meno una persona. C’è già poco tempo, quel poco me lo voglio gustare e vivere con persone sane intellettualmente, ricche di valori, e soprattutto leali e oneste con se stesse e di conseguenza con il loro prossimo.
Un’altra domanda riguarda invece la Fortuna. Che significato ha per te, e che significato ha invece per le tue intervistate, molte delle quali fanno parte del mondo dello spettacolo (che ruolo ha giocato nelle loro carriere)?
Io sono superstiziosissimo, tant’è che la parola Fortuna la scrivo sempre con la lettera maiuscola, sperando di accattivarmi un po’ della sua benevolenza…
Quasi tutte le mie intervistate ritengono che ci sia quel “qualcosa” in più che accarezza alcuni e non altri, per Natalia Aspesi e Rosalinda Celentano invece dipende tutto prevalentemente dal nostro talento e dalle azioni che compiamo. Non che secondo me il Talento non conti, anzi questo mio primo libro lo ritengo una battaglia proprio in favore del Talento. Però sono anche convinto che il talento da solo non basti… ci vuole sempre il magico tocco della Dea Bendata!
Uno degli ambiti che dalle tue interviste emerge con più chiarezza, anche con particolari inquietanti o risvolti romantici o curiosi, è quello legato all’aldilà, alla sopravvivenza dopo la morte. Della carrellata di risposte che hai ricevuto quale ti ha colpito di più? E tu, hai qualche esperienza in proposito da raccontare?
La risposta che mi ha più colpito in merito ad un’eventuale nostra sopravvivenza in un “altrove” me l’ha data Franca Valeri, dicendo: “Mi sembra impossibile che il pensiero sparisca con il cessare di vivere del nostro corpo fisico, che non si agiti, che non si ritrasmetta in qualche modo”.
Per quanto mi riguarda ho un episodio che forse può ricollegarsi alla sopravvivenza di un “qualcosa” di noi in un “altrove”. Dopo avere scritto questo libro ho cominciato ad andare a caccia di editori e - come da copione - per un motivo e per l’altro non riuscivo a farmi ascoltare come avrei voluto. Passato un anno e mezzo, decido di riprovare per l’ultima volta e di fare un’ultima, definitiva ricerca a “tappeto”; mentre mi accingevo a questa impresa (che per me rappresentava davvero l’ultimo tentativo, dopo di che avrei mollato il colpo per sempre) nel corridoio di casa mia passai davanti a una cornice che contiene due fotografie di una mia carissima amica che non c’è più, Emi Heater, alla quale tra l’altro è dedicato questo libro. Passando davanti alle sue foto pensai “Emi dammelo tu il segnale, se stavolta si muove qualcosa, significa che ‘qualcos’altro’ c’è…”.
Dopo circa dieci giorni da quel pensiero (dopo quasi un anno e mezzo di estenuanti ricerche di pubblicazione), da Il Punto d’Incontro mi fecero sapere che avevano deciso di pubblicare il mio libro!
Solo una semplice coincidenza? Non credo… |