Il 4 agosto 1970 gli Anziani di un villaggio Hopi indirizzarono al presidente Nixon una lettera, un invito a prendere coscienza dei problemi dell'ambiente e del modo di vita dell'uomo moderno, privo di armonia e in conflitto con l'antica saggezza indiana.
Gentile Signor Presidente,
in quanto anziani della nazione Hopi, abbiamo sempre seguito rigorosamente la Via indicata dal Grande Spirito. Oggi noi ci sentiamo in dovere di trasmettervi il messaggio delle profezie che ci sono state confidate. L’uomo bianco ha profanato il volto della Madre Terra perché è insensibile nei confronti della Natura. Si può considerare la capacità tecnologica dell’uomo bianco come il risultato della sua mancanza di considerazione nei confronti della Via Spirituale e di tutto quello che vive sulla Terra.
La sua cupidigia e il suo desiderio di godere dei beni materiali l’hanno reso insensibile alle ferite che ha inflitto alla Terra Madre, tutto questo nel nome di quello che egli chiama ‘valorizzazione’ delle risorse naturali.
In tutto il Paese le acque sono infette, il terreno sventrato e rivoltato, l’aria completamente inquinata. Molti sono gli animali che muoiono avvelenati dalle scorie industriali. La Via Divina è diventata praticamente impercettibile per la maggior parte degli uomini e anche per molti Indiani, che hanno scelto di seguire lo stile di vita dell’uomo bianco.
Noi abbiamo il dovere di informarvi che tutte le forme di vita saranno quasi distrutte se l’umanità non ritorna a una vita di pace e armonia con la Natura – le nostre profezie confermano questa responsabilità.
Soltanto coloro che hanno compreso i segreti che racchiude la Natura, la madre di ogni cosa, hanno la possibilità di respingere questo destino fatale. Questo processo di devastazione deve cessare, altrimenti Madre Natura reagirà in maniera tale che l’umanità intera conoscerà il dolore e la sofferenza.
Oggi gran parte di queste profezie si sono già realizzate. Enormi vie attraversano il paese in ogni direzione, simili a gigantesche tele di ragno, gli uomini comunicano tra di loro attraverso le linee telefoniche, viaggiano prendendo in prestito le vie dell’aria. Due grandi guerre sono state scatenate da coloro che portavano il vessillo della Svastica* o del Sol Levante e l’uomo ha cominciato a impegnarsi nella conquista della luna e delle stelle. La grande maggioranza degli uomini si è allontanata dalle Vie divine. Solo “Maasaw”** è ancora abbastanza potente per istruirci sul modo di correggerci.
Dio ci ha rivelato che, quando una manciata di ceneri verrà lanciata sulla terra provocando la morte di molti esseri umani, questo significherà che la fine del nostro mondo è vicina. Noi abbiamo interpretato questa profezia come il lancio delle bombe su Hiroshima e Nagasaki. Noi non vogliamo che questo si ripeta, in nessun luogo e per nessun popolo. Noi conserviamo la speranza di vedere queste energie utilizzate per la pace e non per la guerra.
* Croce uncinata
** Maasaw, divinità hopi che all’origine dimorava sulla superficie terrestre. Dopo che il popolo hopi emerse dalla terra, egli divenne il custode di questo mondo.
La preghiera è una comunione dell’umano con il divino. Che la nostra preghiera nasca dall’amore, dalla gratitudine e dall’ispirazione, oppure dalla paura, dallo sconforto e dalla disperazione, parliamo da cuore a cuore con lo spirito divino. Nella preghiera mettiamo a tacere tutte le voci che parlano nella nostra testa spiegandoci perché qualcosa è impossibile, e apriamo un canale diretto con la nostra fede. Quando preghiamo usiamo la voce umana, ma ci allineiamo con la voce del nostro cuore e del nostro spirito, ed è questo che rende la preghiera potente.
Una volta un filosofo andò da un maestro zen e gli domandò: “Qual è la via?”. Il maestro guardò le colline davanti a lui e rispose: “Queste colline sono molto belle!”. Deluso e frustrato, il filosofo se ne andò e il maestro scoppiò in una grande risata.
Un saggio sufi, che conduceva una vita semplice e meditativa, ricevette la visita di un gruppo di pellegrini.
"Vogliamo risolvere i nostri problemi esistenziali ed essere felici!", dissero. Ma erano talmente litigiosi e indisciplinati che ognuno voleva parlare per primo.
"Il mio problema è più importante del tuo!", incalzò uno.
"Macché, il carico di infelicità che mi porto sulle spalle è maggiore del tuo!", sbottò un altro. E così via finché non ne nacquero alterchi e una gran confusione.
Dall’altro lato dell’equazione genitori-figli, dobbiamo essere svegli nella consapevolezza del potere che esercitiamo sui nostri figli. Conoscendo questo potere, è necessario essere vigili sulle nostre scelte genitoriali. È di vitale importanza che, da genitori, offriamo dei rinforzi positivi ai nostri figli ogni giorno: diciamo loro che sono fantastici, che hanno qualcosa di prezioso da dare, che sono gli attori – e i registi – della propria vita. Tutto comincia in famiglia.
Il “canto della notte” Navajo, con la sua cosmogonia, affascina a causa degli elementi simbolici e dei pregi artistici presenti nei suoi versi. Scopo della preghiera è la creazione rinnovata del concetto di salute, armonia e bellezza. Il termine Navajo “Hózhó”, di solito tradotto letteralmente come “bellezza”, significa molto di più: benedizione, realizzazione, appagamento, felicità. In una parola, insomma, significa tutto ciò che è bello, buono e ciò che è bene; anche il fatto di essere conglobato all’interno di un universo intatto.
Riguardo all'autore del Tao Te Ching, Lao-tse, non c’è praticamente nulla che si possa dire. Quello che resta di lui è il suo libro: il classico manuale sull’arte di vivere, scritto in uno stile di sorprendente chiarezza, radiante di umorismo e di grazia e di buon cuore e profonda saggezza: una delle meraviglie del mondo.
Alle persone di tutto il mondo
Per favore mandate le vostre preghiere di amore e gratitudine all'acqua della centrale nucleare di Fukushima, in Giappone! Dopo il devastante terremoto di magnitudo...
Prima dell’arrivo di coloni e missionari, in America esistevano centinaia di tribù, clan e popoli dalle credenze e dai costumi più svariati. Anche se le loro culture erano differenti, tutte le loro forme di spiritualità erano radicate nell’animismo: credevano che l’universo fosse popolato da spiriti che animavano ogni forma di vita naturale, piante, animali, uomini, e anche terra e acqua. Ogni cosa era abitata dalla divinità. La cultura nativa americana è sopravvissuta attraverso i secoli agli spostamenti e all’assimilazione, e in questo periodo le loro storie e i loro miti sono state tramandati oralmente di generazione in generazione, rifiutandosi di morire. Questi racconti ci tramandano ancora oggi un messaggio comune e senza tempo di pace e armonia con la natura (che appare come un tema attualissimo) e sono una testimonianza della forza vitale che sta dietro ogni identità spirituale: mantenendo viva la cultura nativa americana possiamo continuare a imparare qualcosa sul mondo in cui viviamo.
Nel 1943, Jean Dunn raccolse una serie di risposte date da Ananda Moyi Ma ai suoi discepoli e a chi veniva a interrogarla. Ecco ciò che disse a proposito del tendere dell'uomo verso il divino.
Nel 1947 la salute di Ramana Maharshi cominciò a deteriorarsi. Quando i medici gli suggerirono di amputare il braccio al di sopra di un tumore canceroso, Ramana rispose con un sorriso:
“Non c’è bisogno di allarmarsi. Il corpo stesso è una malattia. Che abbia la sua fine naturale. Perché mutilarlo? Un semplice bendaggio sulla parte malata sarà sufficiente”.