Volo nell'infinito Ingrandisci

Volo nell'infinito

Come muoiono i grandi esseri

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Libro

ISBN 9788880931027
Pagine 176 pp.
Tipologia Brossura
Formato 13,5 x 21,6

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In maniera delicata e serena, questo libro introduce l'idea della morte da un punto di vista che trascende dolore e sofferenza. Esso vuole rispondere alla necessità dilagante di trovare persone che ci mostrino come affrontare l'uscita da questo mondo in modo aggraziato e che ci spieghino come porre la morte nella sua giusta prospettiva. Queste persone sono i maestri spirituali. Per un maestro, infatti, la morte non è vera morte, ma piuttosto una liberazione, una festa per l'anima.

Volo nell'infinito racchiude 108 storie che raccontano il modo in cui hanno affrontato la morte antichi e moderni maestri tibetani, indù, buddhisti e zen. Attraverso una serie di testimonianze dirette e di citazioni tratte da fonti autorevoli, Sushila Blackman ha selezionato una raccolta di esperienze che ci rende partecipi della grazia, della chiarezza e persino dell'umorismo con cui questi grandi esseri sono andati incontro alla fine dei loro giorni, dimostrando nei confronti della morte un'indifferenza e un distacco che noi in Occidente troviamo difficile immaginare.

Ramakrishna, Ramana Maharshi, Muktananda, Kalu Rinpoche, Yogananda, S.S. Gyalwa Karmapa, Jamyang Khyentse Rinpoche, Trijang Rinpoche e Lama Yeshe sono solo alcuni dei famosi maestri dei quali l'autrice racconta il momento del trapasso. Spesso, le ultime parole dei grandi maestri diventano delle benedizioni che si posano sul cuore di chi le sa ascoltare, per accompagnarlo e guidarlo nei momenti più duri. Di fatto, per molti testimoni attoniti questi attimi carichi di potere spirituale hanno costituito l'ultimo, intenso insegnamento.

Il saggio e la morte

Nel 1947 la salute di Ramana Maharshi cominciò a deteriorarsi. Quando i medici gli suggerirono di amputare il braccio al di sopra di un tumore canceroso, Ramana rispose con un sorriso: “Non c’è bisogno di allarmarsi. Il corpo stesso è una malattia. Che abbia la sua fine naturale. Perché mutilarlo? Un semplice bendaggio sulla parte malata sarà sufficiente” …

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