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Come diventare felici

Come diventare felici

essere feliciHo imparato a stare bene a prescindere da tutto e da tutti e voglio condividerlo con chi ha il desiderio di cercare il proprio benessere.

Fin da quando ero piccola, mi sono sempre fatta molte domande sulla condizione umana e per molti anni ho pensato che dovevo trovare la mia felicità da qualche parte.

Sono stata un’adolescente inquieta con tanta fretta di diventare grande. Pensavo che gli adulti conoscessero tutte le risposte, mentre io a quel tempo avevo solo domande, quindi vedevo nel diventare grande la soluzione a tutti i miei interrogativi.

Di domande ne avevo davvero tante. Mi interrogavo sul senso della vita e sui problemi esistenziali, ma soprattutto mi chiedevo: “Che cosa bisogna fare per essere felici?”.

Per diversi anni ho pensato che la felicità fosse qualcosa che si dovesse inseguire e finalmente raggiungere.

ribellionePensavo che forse sarei diventata davvero felice il giorno in cui avessi potuto svincolarmi dal controllo dei miei genitori, che preoccupati dal mio desiderio di diventare grande troppo in fretta cercavano di impormi una serie di regole per farmi crescere bene. Quando sono diventata mamma, ho compreso e condiviso tutte le loro preoccupazioni, ma sul momento le ho vissute come un tentativo di limitare la mia libertà.

Poi ho pensato che forse sarei stata davvero felice il giorno in cui avessi finito di studiare, iniziato a lavorare e conquistato la mia completa indipendenza.

Nel frattempo ho iniziato a leggere una moltitudine di libri sulla crescita personale, sul benessere, sull’importanza del pensiero positivo.

Il desiderio di comprendere come conquistare e mantenere uno stato di benessere e pace interiore anche quando le cose non andavano come avrei voluto mi spingeva a studiare la questione con impegno, ad approfondire gli argomenti e a sperimentare su me stessa. Ero convinta che, come si può allenare il corpo, la stessa cosa si potesse fare con la mente, abituandola a scegliere pensieri e comportamenti adatti a creare una condizione di felicità.

Ho cominciato a lavorare come stilista di moda, la professione dei miei sogni, quella per cui avevo studiato, insieme alla scrittura e alla pittura, la mia passione da sempre. Ho raggiunto traguardi che mai avrei immaginato, ho avuto tantissime soddisfazioni in campo professionale, eppure dopo l’euforia di ogni successo, la mia felicità raggiunta spariva di nuovo.

A ventitré anni avevo un marito, un figlio e una professione ben avviata che mi piaceva tantissimo, eppure ancora non riuscivo a mantenermi nello stato di grazia di felicità continua.

Ho seguitato con le letture mirate al benessere personale; qualcuna è stata illuminante, altre meno, ma se riuscivo a carpire anche un solo pensiero che mi facesse riflettere e mi ispirasse ad approfondire l’argomento, mi sentivo meglio.

Ho divorato una gran quantità di libri scritti da autori come Wayne W. Dyer, Louise Hay, Dale Carnegie, Anthony Robbins, Napoleon Hill, Alejandro Jodorowsky, Joe Vitale, Jack Canfield, Zig Ziglar, Richard Bandler, Bob Proctor e tanti altri anche meno noti, che sono stati fonte di ispirazione e riflessioni. Ho studiato la legge di attrazione, il potere del linguaggio e la potenza del pensiero.

Ho continuato a dipingere e scrivere, due attività che da sempre mi hanno permesso di dare libero spazio ai miei pensieri, riflessioni e considerazioni.

Le letture mi sono servite come stimolo per elaborare una serie di pensieri e conseguentemente di azioni, che progressivamente mi hanno aiutato a sperimentare sempre più spesso uno stato di benessere e pace interiore, perché una cosa l’ho capita subito: puoi leggere cose fantastiche e illuminanti, ma se non le metti in pratica, non servono a niente. Una lettura interessante può ispirarci, ma se non la facciamo nostra, se non la personalizziamo e non la sperimentiamo su noi stessi, rimarrà solo un insieme di parole che per quanto motivanti, non ci farà muovere di un passo nel cammino del nostro benessere personale.

felicitàLa felicità è patrimonio dell’umanità e ognuno di noi può sperimentarla a patto che comprenda che non si tratta di una meta da raggiungere, che non consiste nell’assenza di problemi, ma nella capacità di affrontarli alimentando la fiducia in se stessi e nel processo della vita.

Non parlo e non scrivo mai di cose per sentito dire, ma solo di quelle che ho sperimentato personalmente.

Parlare di felicità non è facile, perché la questione è personale e soggettiva. Se domandiamo a cento persone di definire la felicità, probabilmente avremo cento risposte diverse.

Ci sono momenti difficili nella vita di ognuno di noi e provare uno stato di felicità certe volte sembra proprio impossibile: la perdita di una persona cara, di un lavoro, di un amore, i colpi duri che la vita può sferrare all’improvviso sono infiniti e l’unica cosa che possiamo fare per non lasciarci affondare dagli eventi è costruirci una salda autostima che come un salvagente ci terrà a galla anche quando il mare è in burrasca.

Si parla tanto di autostima e sembra che per conquistarla sia necessario partecipare a corsi e seminari, essere in grado di fare chissà quali pensieri profondi o possedere una grande cultura.

Il vocabolario italiano ci dice che autostima significa stima di sé e valutazione positiva delle proprie capacità. Accrescere la propria autostima è possibile per chiunque a prescindere dalla situazione di partenza e si può iniziare in qualsiasi momento tenendo sempre presente che anche con piccoli passi, senza mai fermarsi si può arrivare molto lontano.

La felicità può essere condizionata o incondizionata. La felicità condizionata è legata agli eventi, al raggiungimento di obiettivi che ci eravamo prefissi, alle persone che ci amano, all’affetto degli amici, a qualcosa che proviene dall’esterno e se le condizioni mutano o non sono come le desideriamo, ci sentiamo infelici.

La felicità incondizionata è uno stato d’animo che nasce dall’interno, dalla fiducia in se stessi, dal pensiero che comunque vadano le cose, dentro di noi c’è la forza e la capacità di affrontare anche gli eventi spiacevoli. La felicità incondizionata è uno stato di benessere che possiamo trovare solo dentro di noi, è un cammino che non finisce mai e ogni giorno si arricchisce con il nostro impegno a migliorare.

Non esistono vite perfette esenti da problemi ed è impensabile credere che ogni giorno si possa sperimentare un evento eclatante che ci renda spudoratamente felici. È invece possibile prendere l’abitudine di guardare il lato buono delle cose, esercitarsi ad affrontare i problemi e a superare i nostri limiti. Questo si può fare mettendo attenzione alle parole che utilizziamo per descrivere i nostri stati d’animo e le cose che ci accadono, sia parlando sia nell’intimità dei nostri pensieri, si può fare impegnandoci ad aumentare la fiducia in noi stessi e abituandoci a valorizzare le nostre capacità anziché puntare sempre il dito sulle nostre mancanze.

La felicità può anche piombarci dal cielo sotto forma di un colpo di fortuna inaspettato, ma se impariamo a crearla nella nostra mente e a gestirla con i nostri comportamenti, acquisiamo il potere di non dover fare appello alla speranza rimanendo a sognare che le cose miglioreranno e poi si aggiusteranno da sole, ma sviluppiamo la consapevolezza che dentro di noi c’è una grande forza alla quale possiamo attingere ogni volta che vogliamo sentirci bene.

 

Image credits: urbazon/Shutterstock.com
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PHOTOCREO Michal Bednarek/ Shutterstock.com

 

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