{"id":3457,"date":"2014-09-19T12:28:46","date_gmt":"2014-09-19T10:28:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.liberidileggere.com\/?p=3457"},"modified":"2019-03-19T17:12:02","modified_gmt":"2019-03-19T16:12:02","slug":"il-canto-armonico-di-roberto-laneri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionilpuntodincontro.it\/articoli\/benessere\/il-canto-armonico-di-roberto-laneri.html","title":{"rendered":"IL CANTO ARMONICO di ROBERTO LANERI"},"content":{"rendered":"<p>Collegio dei docenti in un conservatorio dell\u2019Italia centrale, ventunesimo secolo. Il direttore legge una lista di proposte di corsi straordinari da sottoporre all\u2019approvazione del collegio, tra cui il corso di canto armonico (tenuto da chi scrive).<\/p>\n<p>In una pausa della voce del direttore, s\u2019inserisce un\u2019altra voce, sonora e baritonale, che esclama testualmente:<\/p>\n<p><em>\u201cAh\u00f2, ma che \u00e8 \u2018sto canto armonico?\u201d<\/em><\/p>\n<p>Per la cronaca, la voce in questione era quella, ben\u00a0 impostata, di uno degli insegnanti di canto.<\/p>\n<p>Potrei citare altri episodi simili, da cui si deduce che molti, anche addetti ai lavori, non hanno idea di cosa sia il canto armonico, che \u00e8 quella cosa di cui \u201cmi occupo\u201d, per usare un\u2019espressione non proprio elegante, dal 1972. \u201cOccuparmene\u201d significa praticarlo in diversi contesti, che vanno dall\u2019attivit\u00e0 concertistica all\u2019insegnamento alla scrittura[1].<\/p>\n<p>Vi sono poi molti altri che credono di sapere cos\u2019\u00e8 il canto armonico, oppure che vogliono far credere di saperlo, come quando mi trovo a cena da amici, e cortesi sconosciuti mi chiedono di cosa mi occupo. Quando rispondo che mi occupo di canto armonico c\u2019\u00e8 chi non dice nulla e si esibisce in imbarazzati segni di assenso; poi c\u2019\u00e8 chi osa fare la stessa domanda del mio collega insegnante di canto, magari ponendola con un po\u2019 pi\u00f9 di grazia. Da questo punto in poi, avrebbe detto Heisenberg, lo scopritore del <em>principio d\u2019indeterminazione <\/em>che porta il suo nome, dipende.<\/p>\n<p>Dipende soprattutto dal <em>mood<\/em> di chi scrive. A volte d\u00f2 prova di sottile sadismo, e introduco con disinvoltura nella conversazione termini come <em>kargiraa, kh\u00f6\u00f6meij, <\/em>temperamento equabile, sospensione del dialogo mentale e <em>comma pitagorico.<\/em> Dopodich\u00e9 la conversazione pu\u00f2 languire, come prima, oppure assumere le forme pi\u00f9 varie. Tra queste, ecco alcune tra le pi\u00f9 frequenti:<\/p>\n<p>Ah, s\u00ec.<\/p>\n<p>Ah s\u00ec, sono tecniche orientali.<\/p>\n<p>Una specie di canto gregoriano.<\/p>\n<p>Una roba un po\u2019 indiana.<\/p>\n<p>Una cosa che fanno in Tibet.<\/p>\n<p>Lo fanno anche in Sardegna.<\/p>\n<p>Quello in cui non si respira mai.<\/p>\n<p>C\u2019entra con la meditazione.<\/p>\n<p>Naturalmente, vi sono anche coloro che il canto armonico lo conoscono benissimo, perch\u00e9 lo praticano, ma ho l\u2019impressione che non siano la maggioranza.<\/p>\n<p>Allora, ho pensato di scrivere qualcosa che veramente, e per quanto possibile, dia definizioni chiare. Di pi\u00f9 la parola scritta non pu\u00f2 fare, a meno che non sia poesia, e della migliore. Ci vorrebbe un <em>haiku, <\/em>di quelli proprio <em>zen, <\/em>ma non mi viene. \u201cIl resto \u00e8 silenzio,\u201d per dirla con Amleto; o se preferite \u201cdi\u00a0 ci\u00f2 di cui non si pu\u00f2 parlare si deve tacere,\u201d per dirla con Wittgenstein.<\/p>\n<p>Tutto questo per dire che le parole non possono trasmettere l\u2019esperienza del canto armonico, proprio in quanto si tratta di esperienza, per ci\u00f2 stesso cosa diversa dalla sua descrizione. Nel migliore dei casi, le parole possono evocare degli schemi rappresentativi condivisi, come quando due o pi\u00f9 persone parlano di un\u2019esperienza che hanno vissuto insieme, e anche l\u00ec ci sarebbe molto da dire e non dire\u2026<\/p>\n<p>Come ben si vede, sarebbe stato meglio evitare la filosofia, che di solito porta a delle incertezze insormontabili (il che, tra l\u2019altro, nell\u2019ambiente viene spesso ritenuta una buona cosa), per cui d\u2019ora in poi mi atterr\u00f2 ai fatti (per cos\u00ec dire).<\/p>\n<p>E dunque, i fatti sono questi: in alcune parti del mondo si praticano tuttora forme di canto assai dissimili dall\u2019idea di canto comunemente accettata, anche se quest\u2019ultima \u00e8 qualcosa di simile al \u201ccomune senso del pudore\u201d, in nome del quale sono stati condannati libri e scrittori che oggi arrossirebbero davanti al <em>\u00a0Grande fratello<\/em> in prima serata. Comunque sia, e relativismo a parte, alcune differenze importanti vi sono. Proviamo a vederne qualcuna-<\/p>\n<p>Innanzitutto il suono stesso della voce. Di norma, una voce \u00e8 facilmente decodificabile in termini di frequenze, il che, tradotto in italiano normale e non da fisica acustica, significa che la voce solitamente viene usata in funzione melodica, per cantare melodie.[2] Invece, ad esempio, il canto tantrico rituale tibetano non si pu\u00f2 \u201cricantare\u201d, come quando si canta una canzone che abbiamo appena ascoltato alla radio, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 melodia oltre un vago oscillare, e d\u2019altra parte il suono stesso della voce appare talmente complesso che non si riesce ad imitare nella misura in cui, poniamo, si riesce ad imitare uno stornello romano o un cantante di <em>blues. <\/em>D\u2019altra parte, \u00e8 proprio quel suono strano e profondo, che sembra evocare un Louis Armstrong buddista, a dare quel brivido lungo la spina dorsale, piccola sferzata alla <em>kundalini,<strong>[3]<\/strong>\u00a0 <\/em>che forse \u00e8 la ragione per cui si dice che in Tibet questo tipo di canto sia stato praticato per molto molto tempo, ragion per cui abbiamo cominciato a praticarlo anche in occidente.<\/p>\n<p>Prendiamo un altro esempio, un canto tradizionale <em>Tuva<\/em> o della <em>Buriazia.<\/em>[4] Qui all\u2019inizio sembrerebbe una cosa pi\u00f9 semplice, perch\u00e9 si percepisce un melodia alquanto pentatonica,[5] ma poi sembra che la voce si sdoppi in due parti nettamente differenziate, l\u2019una una sorta di bordone, l\u2019altra una sorta di fischio pi\u00f9 acuto che intona familiari intervalli di seconda e di terza. Insomma, anche questa si direbbe una cosa difficile assai da imparare.<\/p>\n<p>Il canto tibetano e le varie forme di <em>throat-singing <\/em>(letteralmente: canto di gola) dell\u2019Asia centrale appartengono ad un <em>corpus <\/em>di tecniche vocali che rendono pi\u00f9 o meno chiaramente percepibile lo spettro del suono, il che \u00e8 la definizione che normalmente si d\u00e0 del canto armonico. A questo punto occorre comprendere il termine \u201cspettro\u201d, (sottinteso: armonico), e anche una piccola riflessione sulla natura del suono non sarebbe fuori luogo.<\/p>\n<p>Riguardo non tanto la natura, quanto la fenomenologia del suono, essa si suole analizzare e descrivere secondo vari parametri. I principali sono:<\/p>\n<p>1.l\u2019altezza, o pi\u00f9 precisamente frequenza. Quando diciamo che un suono \u00e8 pi\u00f9 alto rispetto ad un altro potremmo anche, pi\u00f9 correttamente, dire che il suono pi\u00f9 acuto\u00a0 \u00e8 prodotto da qualcosa, ad esempio da una corda, che vibra periodicamente pi\u00f9 veloce del suono che percepiamo come pi\u00f9 grave. Cos\u00ec quando diciamo che il <em>la<\/em> centrale del pianoforte \u00e8 o dovrebbe essere intonato alla frequenza di 440 vibrazioni al secondo[6] (o 440 Hertz, dal nome del fisico tedesco che leg\u00f2 la vibrazione alla frequenza), sottintendiamo che quando il martelletto colpisce le corde corrispondenti al <em>la<\/em> centrale, queste cominciano a vibrare con regolarit\u00e0 440 volte in un secondo.<\/p>\n<p>2.l\u2019intensit\u00e0, detta pi\u00f9 precisamente ampiezza, \u00e8 il parametro che ci fa dire che un suono \u00e8 pi\u00f9 o meno forte di un altro. Riferita all\u2019ampiezza della forma d\u2019onda, un\u2019onda che sulla carta o sul <em>monitor <\/em>del computer sembra avere dei picchi pi\u00f9 alti risulter\u00e0 anche pi\u00f9 forte.<\/p>\n<p>3.il timbro, parola di non facile comprensione, che si pu\u00f2 definire come il colore del suono.[7] La versione orchestrata da Ravel dei <em>Quadri di un\u2019esposizione, <\/em>scritti per pianoforte soloda Musorgskij, suona rispetto all\u2019originale come un quadro dipinto con colori ad olio rispetto ad un\u2019incisione.<\/p>\n<p>Detto questo, potrebbe sembrare un parametro vago o soggettivo, ma non \u00e8 cos\u00ec. Di fatto, ogni suono ha il suo \u201cspettro\u201d caratteristico, composto dall\u2019insieme dei suoi componenti, che si chiamano \u201csuoni armonici\u201d, o pi\u00f9 semplicemente \u201carmonici\u201d.[8] Ciascuno di questi suoni ha una sua evoluzione individuale nel tempo: nasce, raggiunge uno o pi\u00f9 picchi, decade e si spegne.<\/p>\n<p>Quibdi, il suono non \u00e8 un fenomeno unidimensionale, e gli armonici si possono definire come i suoi elementi costitutivi, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno delle particelle elementari rispetto alla materia. Questo significa che di solito un suono qualsiasi \u00e8 costituito da vari suoni, che si chiamano suoni armonici e che solitamente non vengono percepiti individualmente, bens\u00ec contribuiscono a formarne il timbro, o colore caratteristico. La costellazione o insieme degli armonici si chiama \u201cspettro.\u201d<\/p>\n<p>Vi sono musiche nel mondo che hanno sviluppato il controllo del parametro \u201ctimbro\u201d, mentre l\u2019occidente ha privilegiato il parametro \u201cfrequenza\u201d. In poche parole, per noi la melodia \u00e8 sempre stata un elemento molto importante (forse il pi\u00f9 importante) nella musica, da cui il melodramma italiano, la canzone napoletana e il festival di Sanremo, mentre altrove sono nate \u201cmusiche su una nota sola\u201d, come il canto tibetano e tante altre.<\/p>\n<p>Ora,\u00a0 usando le tecniche del canto armonico si riesce a manipolare il suono della voce in senso contrario a quello che si fa normalmente: il cantante che cambia il timbro della propria voce a fini espressivi ne manipola, pi\u00f9 o meno consciamente, lo spettro per ottenere un suono globale che lo soddisfi; il \u201ccantante armonico\u201d <em>(overtone singer)<\/em> interviene consciamente sullo spettro per isolarne icomponenti, o armonici, che in tal modo si percepiscono come distinti dal suono fondamentale e che nella loro successione spesso formano delle melodie riconoscibili e caratteristiche. Non si tratta quindi tanto di produrre due o pi\u00f9 suoni contemporaneamente, ma di un suono fondamentale che si divide nei suoi componenti.<\/p>\n<p>In questo contesto l\u2019aggettivo \u201carmonico\u201d \u00e8 inteso nelle sue valenze acustiche, quindi non in senso generico (come quando si parla di una serata \u201cin armonia\u201d con gli amici), e nemmeno in senso musicale, come quando si parla della \u201cstruttura armonica\u201d di un pezzo o dell\u2019armonia come disciplina che studia la dimensione verticale del suono (per dirla in modo ancora pi\u00f9 semplice, gli \u201caccordi\u201d).<\/p>\n<p>Se tutto questo sembra poco, adesso arriva la parte pi\u00f9 interessante[9]. Infatti, le melodie a cui accennavo poc\u2019anzi non sembrano casuali, nemmeno ad un ascolto distratto: si ripetono intervalli caratteristici, si percepiscono arpeggi e frammenti di scale, il che colpisce chi ascolta queste tecniche per la prima volta come una vera e propria mag\u00eca. Queste regolarit\u00e0, che non possono passare inosservate, si verificano perch\u00e9 i suoni armonici, esplicitati ed enfatizzati dalle tecniche del canto armonico, provengono comunque da una vera e propria matrice, che si chiama \u201cserie degli armonici\u201d. A questo proposito, viene spesso fatta notare l\u2019analogia con il fenomeno dell\u2019arcobaleno,[10] che ne rappresenta la controparte per ci\u00f2 che riguarda la percezione visiva. In altre parole, come qualsiasi colore \u00e8 comunque il risultato dell\u2019interazione tra quelli che si trovano nell\u2019arcobaleno, cos\u00ec qualsiasi suono, anche il pi\u00f9 complesso, \u00e8 il risultato dell\u2019interazione tra suoni che si trovano comunque nella serie degli armonici.<\/p>\n<p>Il fatto che si usi il termine \u201cserie\u201d dovrebbe aiutare a capire che si tratta di una struttura altamente coerente, che reca in s\u00e9 un alto tasso di informazione, sulla quale in questa sede non \u00e8 il caso di soffermarsi per non appesantire troppo la trattazione. \u00c8 importante piuttosto ribadire e far notare come il cantore armonico scelga, con opportuni adattamenti delle labbra, della lingua e del cavo orale, le frequenze che si trovano nella serie e non altre.\u00a0 In questo senso il canto armonico, rispetto al canto \u201cnormale\u201d, \u00e8 un po\u2019 come guidare un treno, il cui percorso \u00e8 vincolato dai binari, rispetto a guidare un\u2019auto che, almeno teoricamente, pu\u00f2 andare dove vuole. In questo senso, il canto armonico \u00e8 la musica perfetta per quelli che sono stonati, o si ritengono tali.<\/p>\n<p>Nel canto armonico si possono distinguere 3 momenti: percezione, produzione e controllo. In effetti la pratica del canto armonico serve a scardinare la pigrizia della percezione che si adagia sui binari consueti, in favore di una percezione allargata che per\u00f2 bisogna sapersi conquistare, tanto \u00e8 vero che nei miei <em>workshops<\/em> una delle prime cose che dico ai partecipanti \u00e8 che la loro percezione dei suoni non sar\u00e0 mai pi\u00f9 la stessa. Di solito nessuno tiene in gran conto questo avvertimento, per accorgersene quando \u00e8 ormai troppo tardi\u2026<\/p>\n<p>Quanto alla produzione essa va di pari passo con la percezione e a volte la precede, nel senso che generalmente i principianti producono suoni a volte assai ricchi di armonici, comunque interessanti, di cui non si accorgono, e che, letteralmente, non sentono. Ci\u00f2 accade per la natura stessa dei suoni armonici, consistenti in pratica di sinusoidi pi\u00f9 o meno pure. La sinusoide \u00e8 la forma d\u2019onda pi\u00f9 elementare e meno caratterizzata, e in quanto tale offre pochi appigli alla percezione. Non a caso, quando si parla di armonici si parla, per definizione, di \u201csuoni sottili.\u201d<\/p>\n<p>Infine, il controllo \u00e8 il compito infinito che attende chiunque pratichi il canto armonico. Infinito in quanto infinita \u00e8 la serie degli armonici.<\/p>\n<p>Possiamo considerare la serie degli armonici come vettore d\u2019informazione, non fattuale, ma di tipo energetico. In altre parole, considerando che la serie \u00e8 per definizione infinita, anche se il nostro udito si ferma abbastanza presto, ciascun armonico e i suoi multipli x potenze di 2 veicola una <em>qualit\u00e0<\/em> diversa e del tutto specifica. La morfologia della serie \u00e8 piena di rimandi e interazioni complesse, pu\u00f2 essere avvicinata ad un cristallo infinito[11] Quando chi pratica raggiunge un livello di controllo e di <em>coscienza armonica<\/em> sufficiente comincia ad avere a che fare ad energie non schermate come accade con gli strumenti musicali, che essenzialmente fungono da filtro vibratorio. \u00c8 facile osservare come in questo punto si trovi la radice della duplice natura (e dei problemi che si possono incontrare nella pratica) del canto armonico:<\/p>\n<p>da una parte il canto armonico consiste di tecniche sonore, e dopo John Cage sappiamo che qualsiasi fonte sonora pu\u00f2 essere usata per fare musica, per cui, il canto armonico \u00e8 musica;<\/p>\n<p>dall\u2019altra il canto armonico, sia per l\u2019eccezionalit\u00e0 di alcune tecniche sia per l\u2019accesso a stati di coscienza come <em>alfa<\/em> e <em>theta, <\/em>rispettivamente tra gli 8-13 e 5-7 hz, apre le porte ad esperienze di <em>trance <\/em>sonora che vanno oltre la normale esperienza musicale limitata al piano estetico.[12] In altre parole, il canto armonico pu\u00f2 essere (auto)ipnosi, preghiera, <em>biofeedback, <\/em>meditazione, (auto)terapia del corpo e dello spirito e tante altre cose. Inutile dire che queste cose non producono di per s\u00e9 una musica migliore, anche se a volte (penso ad alcuni grandi maestri indiani del passato) \u00e8 stato cos\u00ec.<\/p>\n<p>Tutto questo funziona un po\u2019 come il <em>mantra<\/em> indiano (non a caso composto di formule fonetiche che facilmente generano armonici a causa di fenomeni di fase, risonanza, battimenti ed altro.[13]<\/p>\n<p>Per quanto riguarda le musiche per o con canto armonico, esse consistono di:<\/p>\n<p>1.un <em>corpus<\/em> di musiche tradizionali, spesso associate a contesti sciamanici e di meditazione. Queste musiche sono spesso limitate a delle <em>enclaves<\/em> etniche particolari, ma c\u2019\u00e8 chi pensa che in antichit\u00e0 pi\u00f9 o meno lontane esse fossero pi\u00f9 diffuse, e che ci\u00f2 che affiora oggi non sia che un frammento di un corpo molto pi\u00f9 grande andato perduto;<\/p>\n<p>2.musiche prodotte da musicisti occidentali contemporanei[14] che hanno studiato le tecniche tradizionali aggiungendovi in alcuni casi contributi personali. Parte di queste musiche gravita verso la <em>new age <\/em>ed espressioni ingenue e devozionali,ma fortunatamente non \u00e8 sempre cos\u00ec, per cui il ventaglio di espressioni possibili \u00e8 assai vasto, dall\u2019improvvisazione pi\u00f9 o meno strutturata alla realizzazione di partiture pi\u00f9 o meno complesse.[15] Ci\u00f2 accade in quanto di per s\u00e9 il canto armonico \u00e8 trasversale e pu\u00f2 adattarsi ai generi di musica pi\u00f9 diversi.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>In conclusione, il canto armonico \u00e8 qualcosa di unico nel mondo dei suoni e della musica (suono e musica non necessariamente coincidono). Un <em>unicum<\/em> quasi in via d\u2019esitinzione e spesso confinato ad ambiti esoterici, recuperato verso la fine del XX\u00b0 secolo nelle sue funzioni musicali, conoscitive e spirituali. Quest\u2019opera di recupero va certamente oltre la mera conservazione ed il restauro di pratiche e conoscenze, ma per un piena re-integrazione nel corpo della terra lacerata tra oriente e occidente ci vorr\u00e0 ancora tempo e lavoro. Molti\u00a0 hanno in proposito una visione alquanto catastrofista, nel senso che tutte le cose buone o esoteriche sono state scoperte dagli antichi, che comunque facevano queste cose meglio di noi.\u00a0 Personalmente sostengo che ogni epoca e ogni cultura ha le sue specificit\u00e0 nell\u2019affrontare in modi sempre diversi le tematiche fondamentali, e che anche la nostra attuale non \u00e8 poi cos\u00ec male, vedasi la fisica quantistica, la rivoluzione digitale e tutte le altre piccole e grandi cose che potrebbero, se usate con intelligenza e conoscenza, cambiare\u00a0 l\u2019esistenza e la coscienza dell\u2019umanit\u00e0. Tra queste cose, se ben usato, pu\u00f2 esserci anche il canto armonico.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>[1] V. <em>La voce dell\u2019arcobaleno,<\/em> ediz. Il punto d\u2019incontro, Vicenza, 2002.<\/p>\n<p>[2] Si veda ad es. la dicotomia tra <em>musica pneumatica<\/em> e <em>musica meccanica<\/em> nella musica di Mozart proposta dall\u2019Einstein (il musicologo, non il fisico).<\/p>\n<p>[3] <em>Kundalini, <\/em>nello <em>yoga<\/em> \u00e8 l\u2019energia che si trova raggomitolata come un serpente nel primo <em>chakra, <\/em>e che si pu\u00f2 ridestare con le tecniche appropriate per farla salire fino al cervello lungo la colonna vertebrale, ma anche in seguito ad eventi ed episodi importanti nella vita.<\/p>\n<p>[4]Regioni dell\u2019Asia centrale in cui si praticano forme di canto armonico importanti.<\/p>\n<p>[5]Una scala pentatonica comprende 5 suoni distribuiti in modo ineguale lungo la costante dello spazio acustico che chiamiano \u201cottava\u201d. Vi sono innumerevoli tipi e varianti di scala pentatonica, la scala forse pi\u00f9 diffusa nel mondo. Le familiari scale maggiori e minori sono scale di 7 suoni, o eptatoniche.<\/p>\n<p>[6] Col permesso degli sconsiderati che vorrebbero imporre la frequenza di 436 Hz per la stessa nota, spacciandola per la cura universale di tutti i mali del mondo.<\/p>\n<p>[7] In altre lingue si usano termini come <em>tone-color <\/em>(inglese) o <em>Klangfarbe <\/em>(tedesco), che letteralmente significano \u201ccolore del suono\u201d.<\/p>\n<p>[8]I fisici preferiscono la dizione \u201carmoniche\u201d mentre i musicisti parlano di \u201carmonici\u201d.<\/p>\n<p>[9](\u201cquando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare\u201d)<\/p>\n<p>[10] In francese, si usa il termine <em>voix de l\u2019arc-en-ciel.<\/em> Non a caso il mio libro sul canto armonico si intitola \u201cLa voce dell\u2019arcobaleno\u201d.<\/p>\n<p>[11] V. <em>Il gioco delle perle di vetro <\/em>di Hermann Hesse, come esempio di un\u2019intera societ\u00e0 \u201carmonicamente\u201d organizzata, che, peraltro, fallisce.<\/p>\n<p>[12] Anche se nella musica classica occidentale alcuni autori e alcune musiche rimandano a valenze extra-musicali, si veda per tutti Wagner.<\/p>\n<p>[13] \u00c8 opinione di chi scrive che la tradizione del <em>mantra<\/em> sia stata elaborata per dare ai praticanti un\u2019<em>esperienza armonica<\/em> senza dirglielo esplicitamente. Se questo fosse vero, l\u2019essenza del <em>mantra<\/em> risiede negli armonici che la ripetizione di esso genera.<\/p>\n<p>[14] Ad essi si deve la riscoperta del canto armonico in occidente, avvenuta tra la fine degli anni\u201960 e l\u2019inizio dei \u201970. <em>Stimmung, <\/em>scritto da Stockhausen nel \u201968 per le 6 voci del <em>Collegium Vokale <\/em>di Colonia, \u00e8 il primo pezzo che introduce il canto armonico in contesti di musica contemporanea occidentale colta.<\/p>\n<p>[15] Il gruppo di canto armonico da me fondato e condotto dal \u201999 al 2006 era stato battezzato <em>In forma di cristalli.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Collegio dei docenti in un conservatorio dell\u2019Italia centrale, ventunesimo secolo. Il direttore legge una lista di proposte di corsi straordinari da sottoporre all\u2019approvazione del collegio, tra cui il corso di canto armonico (tenuto da chi scrive). 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