{"id":4279,"date":"2015-02-24T11:01:12","date_gmt":"2015-02-24T10:01:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.liberidileggere.com\/?p=4279"},"modified":"2025-01-30T16:46:35","modified_gmt":"2025-01-30T15:46:35","slug":"contro-il-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionilpuntodincontro.it\/articoli\/benessere\/contro-il-lavoro.html","title":{"rendered":"CONTRO IL LAVORO"},"content":{"rendered":"<p><em>L\u2019ideologia del lavoro, nata solamente con l\u2019avvento della Rivoluzione industriale ed esplosa negli ultimissimi decenni fino a diventare sinonimo di \u201csuccesso\u201d nella vita, dimostra pienamente i suoi limiti. Rimetterla in discussione seriamente \u00e8 il primo ineludibile passo per provare a liberarsene.<\/em><\/p>\n<p>Mi rendo ben conto che nel meccanismo del lavoro siamo incastrati, ma fino a che non ci convinceremo davvero, fino in fondo, che noi non viviamo grazie al lavoro (e per estensione all\u2019economia), ma nonostante il lavoro, non ci schioderemo mai dalla situazione in cui ci troviamo. Semplifichiamo per intenderci. Il lavoro modernamente inteso nasce solo con l\u2019avvento della \u201cRivoluzione industriale\u201d e trova la sua esaltazione nel liberismo-capitalismo e nel marxismo, cio\u00e8 le due correnti che nei fatti proprio dalla \u201cRivoluzione Industriale\u201d prendono piede. Come \u00e8 andata a finire, in entrambi i casi, \u00e8 sotto gli occhi di tutti. Il lavoro, occorre dirlo, esprime anzitutto una logica di dominio, sulla Natura e su quegli umani che trasformando la Natura in merci creano il cosiddetto plusvalore. Ovviamente sono tutte stronzate che di per s\u00e9 non esistono, ma noi ci crediamo e dunque ci sembrano vere, reali, financo logiche e magari pure positive. Insomma, dal momento in cui ci crediamo davvero, \u00e8 proprio l\u00ec che trasformiamo tutte queste stronzate in realt\u00e0. Per questo dico che dobbiamo davvero convincerci che noi non viviamo grazie al lavoro (e per estensione all\u2019economia) ma nonostante questo.<\/p>\n<p>Il lavoro prima, riassumendo in pochi concetti basilari un percorso di migliaia e milioni di anni di storia umana sul pianeta, semplicemente non esisteva. Bisogna dunque intendersi su cosa significhi veramente lavorare. Un conto \u00e8 fare cose che ci servono a vivere e un altro paio di maniche \u00e8 correre come forsennati per comprare cose, pagare tasse e via dicendo. Se ci\u00f2 \u00e8 chiaro, la questione fondamentale diventa che <strong>prima si \u201clavorava per vivere\u201d mentre oggi \u201csi vive per lavorare\u201d<\/strong>. In altre parole oggi si lavora per avere di pi\u00f9, per coprirsi di status symbols, per avere successo, ecc. Grazie (si fa per dire) al lavoro abbiamo sostituito l\u2019avere all\u2019essere. E questo \u00e8 un fondamentale motivo per cui nel mondo moderno si sta male: perch\u00e9 l\u2019avere non \u00e8, n\u00e9 potr\u00e0 mai esserlo, un riempitivo e men che meno un sostitutivo dell\u2019essere.<\/p>\n<p>Ma il fatto paradossale della modernit\u00e0, che \u00e8 ci\u00f2 che mi scandalizza e mi fa stare male, non \u00e8 tanto che si lavori (capisco bene che ci sono situazioni in cui si \u00e8 \u201ccostretti\u201d a farlo), ma il fatto che si voglia lavorare, che si adori il lavoro, che gli si voglia bene, il che significa non aver capito che stiamo volendo bene alla nostra schiavit\u00f9. Ma al peggio non c\u2019\u00e8 mai fine e la cosa peggiore di tutte \u00e8 addirittura che si consideri il lavoro, questo assassino della Vita, qualcosa di \u201cnobile\u201d (\u201c<em>il lavoro nobilita l\u2019uomo<\/em>\u201d). Non diciamo cazzate. Il lavoro abbruttisce l\u2019uomo e soprattutto lo rincoglionisce; lo rincoglionisce cos\u00ec tanto che l\u2019uomo moderno, stressato, angosciato, depresso, ossessionato dal lavoro, non sa neppure pi\u00f9 cos\u2019\u00e8 la Vita e cos\u2019\u00e8 vivere. <strong>Noi non viviamo, siamo immersi in una bolla artificiale di pseudovita di cui i social network, tanto per dirne una, rappresentano bene l\u2019essenza<\/strong>. Se invece ci fosse rimasto del sale in zucca ce ne staremmo a fare nulla o perlomeno lavoreremmo il meno possibile, perch\u00e9 tutto il tempo che sottraiamo al lavoro \u00e8 Vita (senza contare che cos\u00ec facendo consumeremmo meno, produrremmo meno, inquineremmo meno, sfrutteremmo e devasteremmo meno, avremmo pi\u00f9 tempo per la famiglia, i figli, gli amici ecc.).<\/p>\n<p>Qualcuno per\u00f2 ci ha convinto che il lavoro (e l\u2019economia), ci hanno reso liberi. Anche qui, non diciamo cazzate; dovrebbe essere chiaro il fatto che in una societ\u00e0 mercificata l\u2019unica libert\u00e0 possibile \u00e8 quella di comprare, ovverossia di scegliere tra dieci diversi tipi di dentifrici. E comunque, visto che nel nostro mondo si fa un gran parlare di \u201cattivit\u00e0 di evasione\u201d, \u201cspettacoli di evasione\u201d e chipi\u00f9nehapi\u00f9nemettadievasione, bisogner\u00e0 pur domandarsi <strong>da cosa dobbiamo evadere? Evade solo chi \u00e8 in prigione, non chi \u00e8 libero. Altro che libert\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p>Lao-Tzu disse chiaro che \u201c<em>senza fare nulla non c\u2019\u00e8 nulla che non venga fatto<\/em>\u201d. Il senso \u00e8 evidente: se non ci agitiamo come forsennati la Vita (non la mia, la tua o quella di quell\u2019altro, ma la Vita con la maiuscola) va avanti lo stesso e anche meglio.<\/p>\n<p>Resta il fatto che nel nostro mondo il dogma del lavoro \u00e8 sacro, non lo si pu\u00f2 toccare. Figuriamoci, lo abbiamo anche messo a fondamento della nostra costituzione. \u00c8\u00a0anche ovvio che non lo si possa toccare. Perch\u00e9 se lo facessimo l\u2019intero sistema crollerebbe in un amen. Se qualcuno per\u00f2 si preoccupa che \u201c<em>se nessuno fa nulla la societ\u00e0 non andrebbe avanti<\/em>\u201d (magari. Abbiamo bisogno di tutto tranne che di andare avanti), va qui spiegato che rifiutare l\u2019ideologia del lavoro non significa rifiutare il lavoro tout court, ma semplicemente cercare di affrancarsene. Il rifiuto non \u00e8 del lavoro in s\u00e9, ovviamente, bens\u00ec dell\u2019ideologia che questo rappresenta; e cio\u00e8 lo sfruttamento, la devastazione, inquinamento (ambientale e sociale) che necessariamente comporta, nonch\u00e9 la schiavit\u00f9 di chi lo fa e di chi lo subisce. \u00c8\u00a0anche, ovviamente, il rifiuto di un\u2019economia assassina che sul lavoro (devastazione e schiavit\u00f9) prospera. <strong>Il rifiuto del lavoro rappresenta insomma un tentativo legittimo e naturale (cio\u00e8 che asseconda la nostra natura di esseri viventi e liberi) di riappropriarci della nostra vita e della nostra libert\u00e0<\/strong>. Per questo il rifiuto del lavoro \u00e8 sempre attivo e mai passivo.<\/p>\n<p>In ogni caso, e lo scrivo con tutta seriet\u00e0 e a mo\u2019 di invito a una riflessione profonda, gli unici con del sale in zucca sono quei pochissimi popoli della natura rimasti (gli altri li abbiamo fatti fuori tutti), che sono gli unici che non lavorano. A partire dal <em>Saggio sul dono<\/em>\u00a0di Marcel Mauss, passando per <em>L\u2019economia dell\u2019et\u00e0 della pietra<\/em>\u00a0di Marshall Shalins, per arrivare a Claude Levi-Strauss, Karl Polanyi e tanti altri, possiamo affermare con certezza che i \u201cprimitivi\u201d vivevano nell\u2019abbondanza, occupandosi del loro sostentamento in non pi\u00f9 di 2-3 ore al giorno, occupazione che era parte del vivere esattamente come il leone si occupa di vivere quando corre dietro alla gazzella (e difatti il leone, cos\u00ec come il \u201cprimitivo\u201d, non \u00e8 stressato, mentre noi s\u00ec). Insomma, il \u201cprimitivo\u201d non lavora. Vive.<\/p>\n<p>Faremo fatica a tornare \u201cprimitivi\u201d, ma ci\u00f2 non toglie che \u00e8 sicuramente pi\u00f9 sensato ricominciare a guardare indietro piuttosto che continuare ad andare avanti con gli occhi bendati come stiamo facendo. E comunque il primo passo per liberarci della schiavit\u00f9 del lavoro \u00e8 convincersi che questo non \u00e8 altro che una forma di schiavit\u00f9 e neppure ben mascherata. Bisogna insomma smettere di ringraziarlo, perch\u00e9, lo ripeto ancora, noi non viviamo grazie al lavoro ma nonostante questo. Male che vada smettere di ringraziarlo significher\u00e0 smetterla di farci prendere per il culo. Che \u00e8 gi\u00e0 qualcosa.<\/p>\n<p>Andrea Bizzocchi<\/p>\n<p><a title=\"www.andreabizzocchi.it\" href=\"https:\/\/www.andreabizzocchi.it\/\" target=\"_blank\">www.andreabizzocchi.it<\/a><\/p>\n<p>Ti potrebbero interessare anche:<br \/>\n<strong>Andrea Bizzocchi<\/strong>, <a title=\"Pecore da tosare\" href=\"https:\/\/www.edizionilpuntodincontro.it\/libri\/pecore-da-tosare-libro.html\" target=\"_blank\"><strong><em>Pecore da tosare<\/em><\/strong><\/a><br \/>\n<strong>Andrea Bizzocchi<\/strong>, <a title=\"E io non pago!\" href=\"https:\/\/www.edizionilpuntodincontro.it\/libri\/e-io-non-pago-libro.html\" target=\"_blank\"><strong><em>E io non pago!<\/em><\/strong><\/a><br \/>\n<strong>Andrea Bizzocchi<\/strong>, <strong><em><a title=\"Euroballe\" href=\"https:\/\/www.edizionilpuntodincontro.it\/libri\/euroballe-libro.html\" target=\"_blank\">Euroballe<\/a><\/em><\/strong><\/p>\n<p><a title=\"Pecore da tosare\" href=\"https:\/\/www.edizionilpuntodincontro.it\/libri\/pecore-da-tosare-libro.html\" target=\"&quot;_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-3673\" src=\"https:\/\/www.edizionilpuntodincontro.it\/articoli\/images\/pecore-da-tosare.jpg\" alt=\"Pecore da tosare\" width=\"180\" height=\"250\" \/><\/a><\/p>\n<p><a title=\"E io non pago!\" href=\"https:\/\/www.edizionilpuntodincontro.it\/libri\/e-io-non-pago-libro.html\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-3672\" src=\"https:\/\/www.edizionilpuntodincontro.it\/articoli\/images\/e-io-non-pago.jpg\" alt=\"E io non pago\" width=\"180\" height=\"250\" \/><\/a><\/p>\n<p><a title=\"Euroballe\" href=\"https:\/\/www.edizionilpuntodincontro.it\/libri\/euroballe-libro.html\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-3671\" src=\"https:\/\/www.edizionilpuntodincontro.it\/articoli\/images\/euroballe.jpg\" alt=\"Euroballe\" width=\"180\" height=\"250\" \/><\/a><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019ideologia del lavoro, nata solamente con l\u2019avvento della Rivoluzione industriale ed esplosa negli ultimissimi decenni fino a diventare sinonimo di \u201csuccesso\u201d nella vita, dimostra pienamente i suoi limiti. Rimetterla in discussione seriamente \u00e8 il primo ineludibile passo per provare a liberarsene. Mi rendo ben conto che nel meccanismo del lavoro siamo incastrati, ma fino a che non ci convinceremo davvero, fino in fondo, che noi non viviamo grazie al lavoro (e per estensione all\u2019economia), ma nonostante il lavoro, non ci schioderemo mai dalla situazione in cui ci troviamo. Semplifichiamo per intenderci. 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