{"id":4439,"date":"2015-04-08T10:26:19","date_gmt":"2015-04-08T08:26:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.liberidileggere.com\/?p=4439"},"modified":"2025-05-19T14:28:53","modified_gmt":"2025-05-19T12:28:53","slug":"intervista-a-patrizia-saterini-musicista-e-autrice-di-musica-indiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionilpuntodincontro.it\/articoli\/benessere\/intervista-a-patrizia-saterini-musicista-e-autrice-di-musica-indiana.html","title":{"rendered":"Intervista a Patrizia Saterini, musicista e autrice di Musica indiana"},"content":{"rendered":"<p>Patrizia Saterini si \u00e8 diplomata in <b>flauto traverso<\/b> presso il <b>Conservatorio di Musica \u201cA. Pedrollo\u201d<\/b> di Vicenza. Ha poi intrapreso un lavoro di studio e di ricerca trentennale sulla <b>musica carnatica<\/b> e <b>indostana<\/b>, sia classica che semiclassica, con frequenti soggiorni in India.<\/p>\n<p>Laureata in <b>Tradizioni musicali extraeuropee a indirizzo indologico<\/b> con una specializzazione in canto, ha coltivato inoltre la pratica della <b>danza indiana<\/b> <strong>bharatanatyam<\/strong>. Tiene seminari, conferenze e corsi in tutta Italia per diffondere e promuovere la conoscenza della musica e della danza indiana.<\/p>\n<p>Insegna <b>tecniche di consapevolezza sonora e corporea<\/b> applicate all\u2019arte scenica e cura progetti musicali che utilizzano i linguaggi della musica classica sia occidentale che orientale. Ha all\u2019attivo numerosi concerti e produzioni discografiche nazionali e internazionali.<\/p>\n<p>Per le Edizioni Il Punto d\u2019Incontro, Patrizia ha pubblicato <strong><a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/www.edizionilpuntodincontro.it\/libri\/musica-indiana-libro.html\" rel=\"noopener\"><em>Musica indiana: teorie e approfondimenti da una\u00a0 prospettiva occidentale<\/em><\/a><\/strong>.\u00a0<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/www.edizionilpuntodincontro.it\/libri\/musica-indiana-libro.html\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-4440\" src=\"https:\/\/www.edizionilpuntodincontro.it\/articoli\/images\/musica-indiana.jpg\" alt=\"musica indiana\" width=\"101\" height=\"151\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong><em>Come mai un libro sulla musica indiana?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Sono una <strong>musicista classica occidentale<\/strong>. Quando mi sono avvicinata per la prima volta, trent\u2019anni fa, alla musica dell\u2019India, ho avuto immediatamente la sensazione che, al di l\u00e0 di ci\u00f2 che stavo ascoltando, ci fosse molto altro che non riuscivo chiaramente a identificare. Ci ho messo anni a comprendere su quale <strong>vasto e sofisticato territorio musicale<\/strong> mi ero affacciata. Recentemente ho sentito l\u2019esigenza di scrivere, in forma lineare e chiara, le informazioni assolutamente necessarie per potere comprendere la musica indiana, sia per presentarla a chi non la conosce sia per aiutare chi decide di intraprendere un <strong>percorso di approfondimento<\/strong>.<\/p>\n<p><strong><em>Cos\u2019ha di cos\u00ec speciale la musica indiana?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Ha molte cose speciali! Innanzitutto il considerare <strong>il suono come una via<\/strong>, un sentiero\u2026 Tutta la musica indiana poggia sulla <strong>risposta emozionale<\/strong>, chiamata <em><strong>rasa<\/strong><\/em> (succo, essenza), prodotta dall\u2019entit\u00e0 musicale, il <strong><em>raga<\/em><\/strong>. Uso il termine \u201centit\u00e0 musicale\u201d perch\u00e9 \u00e8 esattamente cos\u00ec: un\u2019individualit\u00e0 composta da <strong>un insieme di suoni<\/strong>, gerarchicamente posizionati, adornata da \u201cgioielli melodici\u201d, con le sue <strong>frasi tipiche<\/strong>, la sua <strong>peculiare intonazione<\/strong>, il suo <strong>andamento<\/strong>, il suo <strong>carattere e colore<\/strong>. In effetti il termine stesso \u201craga\u201d viene da una radice che indica la sua capacit\u00e0 di \u201c<strong>colorare la mente<\/strong>\u201d. Quindi il raga \u00e8 proprio come un \u201cindividuo\u201d, maschio o femmina, con la sua fisionomia, la sua personalit\u00e0, i suoi indumenti. Lunare o solare, addirittura associato a una particolare fascia oraria. Il musicista pu\u00f2, attraverso la corretta esecuzione, \u201cevocare\u201d il raga che, a sua volta, produrr\u00e0 il suo effetto nella forma di emozione. E qual \u00e8 il fine di questa <strong>risposta emozionale<\/strong>? Di provocare un momento di rottura del <strong>normale livello di percezione<\/strong> e traghettare l\u2019ascoltatore nella <strong>dimensione estatica<\/strong>.<\/p>\n<p><strong><em>Sta suggerendo che lo scopo della musica indiana sia di portare l\u2019uomo all\u2019illuminazione?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Certo! Dovremmo a questo punto cominciare a discutere circa quello che si intende con \u201cilluminazione\u201d\u2026 D\u2019altra parte, considerando come le radici della musica indiana affondino nel <strong>canto vedico<\/strong> con le sue potenti <strong>formule mantriche<\/strong>, considerate in grado di <strong>influire sulla mente<\/strong> e sugli elementi di cui \u00e8 costituito l\u2019universo, non \u00e8 difficile comprendere come una conoscenza cos\u00ec preziosa sia stata conservata e tramandata, condensandosi poi in una materia musicale il cui fine \u00e8 la <strong>modificazione dello stato di coscienza<\/strong>.<\/p>\n<p><strong><em>Allora si potrebbe affermare che la musica indiana pu\u00f2 a tutti gli effetti essere utilizzata come musicoterapia\u2026<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Assolutamente s\u00ec! Considero quello indiano l\u2019unico sistema tradizionale musicale <strong>in grado di provocare precisi effetti sul corpo e la mente<\/strong>. Da anni in alcuni <strong>ospedali indiani<\/strong> \u00e8 in atto una sperimentazione che prevede l\u2019utilizzo dei raga quali proposte terapeutiche. E questo con risultati strabilianti\u2026<\/p>\n<p><strong><em>In che modo la conoscenza della musica indiana pu\u00f2 essere di aiuto a un musicista occidentale?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il musicista occidentale impara a suonare con le mani. Il musicista indiano impara a suonare con il corpo. Nella concezione dell\u2019arte indiana non c\u2019\u00e8 un divario cos\u00ec netto come da noi tra <strong>la musica, la danza e l\u2019arte scenica<\/strong>. In India un danzatore impara a cantare e a riempire lo spazio scenico in un certo modo. Sono artisticamente figlia di molte madri e di molti padri. <strong>Savitri Nair<\/strong>, la quale mi ha letteralmente obbligata a diventare anche <strong>una danzatrice<\/strong>, mi diceva sempre: \u201cNessun danzatore pu\u00f2 arrivare a un certo livello se non sa cantare. Dobbiamo imparare a danzare con la voce e a cantare con il corpo\u201d. Come flautista, ricordo il senso di separazione tra me e lo strumento, il movimento delle dita quale <strong>fonte di modulazione sonora<\/strong>, la mancanza di connessione con il resto del corpo, come se non fosse necessario e in qualche modo dovesse servire unicamente a sostenere lo strumento. E poi, la schiavit\u00f9 della partitura. Il suonare con gli occhi. Anche nei brani imparati a memoria c\u2019era la visualizzazione della scrittura. Non mi sentivo una musicista ma piuttosto un\u2019esecutrice. Quanto poco spazio per la creativit\u00e0 nell\u2019eseguire un brano trascritto nei minimi dettagli dal compositore! La musica indiana, invece, prevede un apprendimento che passa soprattutto per l\u2019ascolto e, inoltre, pone il musicista all\u2019interno di un territorio delimitato dalle regole del raga che sta eseguendo, dove pu\u00f2 muoversi liberamente e improvvisare. Poi, ho potuto constatare quanto lo studio della musica indiana possa modificare la propria <strong>capacit\u00e0 di ascoltare<\/strong>. L\u2019uso dei <strong>microtoni<\/strong> affina l\u2019<strong>orecchio musicale<\/strong>, il quale diventa in grado di percepire quello che prima era assolutamente inafferrabile.<\/p>\n<p><strong><em>Quali criteri ha seguito per la scrittura del libro?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>All\u2019inizio ho voluto presentare l\u2019aspetto filosofico che sta alla base della musica indiana. Ritengo sia importante presentarla nel suo giusto contesto, cosicch\u00e9 possa emergere il quesito: \u201cPerch\u00e9 fare musica?\u201d. Ho poi trattato dei principali concetti della <strong>teoria musicale<\/strong> sia antica che \u201cmoderna\u201d, la <strong>prassi coreutic<\/strong>a, il <strong>concetto circolare del ritmo<\/strong>, la <strong>classificazione dei modelli melodici<\/strong>. Sebbene mi sia riferita principalmente al <strong>sistema indostano<\/strong>, cio\u00e8 dell\u2019India settentrionale, ho voluto inserire un capitolo sulla musica dell\u2019India del Sud, la <strong>musica carnatica<\/strong>, la quale secondo alcuni musicologi \u00e8 pi\u00f9 aderente alla tradizione antica in quanto ha subito in minor modo l\u2019influenza culturale derivata dalle invasioni musulmane. Poi, mi sono anche chiesta in che modo un manuale potesse essere fruibile da tutti. E la risposta \u00e8 stata <strong>una serie di interviste<\/strong> davvero fantastiche rilasciatemi da <strong>importanti personalit\u00e0 della musica e della danza<\/strong>. Le ho inserite nel libro, mettendone una alla fine di ogni capitolo. I lettori le hanno molto apprezzate, anche perch\u00e9 tolgono al libro la pesantezza che potrebbe avere un saggio o un manuale, rendendolo piacevolmente discorsivo.<\/p>\n<p><strong><em>Pensi possa essere utile a musicisti di qualsiasi genere?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Certamente! Ricevo lettere e messaggi da <strong>jazzisti, musicisti classici, pop, folk<\/strong>. C\u2019\u00e8 chi ritrova la sua motivazione per il fare musica, chi trova nuovi spunti per l\u2019esecuzione, chi le informazioni per creare contaminazioni e fusioni artistiche, chi riceve ispirazione e idee. E poi c\u2019\u00e8 chi vuole approfondire ulteriormente e chiede come fare. Non sono in molti a sapere che a Vicenza, all\u2019interno del Conservatorio di Musica \u201cArrigo Pedrollo\u201d, un tempio della musica classica, c\u2019\u00e8 un innovativo <strong>dipartimento di musica indiana<\/strong> che rilascia un diploma accademico di primo livello. Prevede un corso di studi triennale che, oltre alla <strong>pratica strumentale o vocale<\/strong>, include le materie teoriche: <strong>sanscrito, hindi, storia della musica indiana, indologia, etnomusicologia, teoria della musica indiana<\/strong> eccetera\u2026 Come materia principale si pu\u00f2 scegliere tra <strong>canto, sitar, flauto bansuri, tabla, sarod, danza bharat natyam e danza katak<\/strong>.<\/p>\n<p>Inoltre, vengono annualmente istituiti dei corsi liberi, riguardanti solo la materia principale, adatti a chi non \u00e8 interessato ad intraprendere un corso triennale di studi con le materie teoriche, esami e quant\u2019altro. Insomma, un\u2019offerta formativa completa. In Europa c\u2019\u00e8 solo a Vicenza e a Rotterdam.<\/p>\n<p><strong><em>In che modo la musica indiana ti ha arricchito musicalmente e umanamente?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>In molti modi: mi ha fatto crescere artisticamente, ha espanso la mia <strong>capacit\u00e0 di percepire i suoni<\/strong> e il loro colore, mi ha fatto sperimentare alcuni <strong>attimi di totale estasi<\/strong>, ha invertito completamente il mio concetto di musica, ha esaltato la mia <strong>capacit\u00e0 creativa<\/strong>. Ma, soprattutto, mi ha fatto capire quanto il fare musica non pu\u00f2 partire da una posizione ego-centrata dove tutto ruota attorno alla figura del musicista in quanto divo, star, mito moderno. Nella musica indiana la prospettiva \u00e8 esattamente all\u2019opposto: il musicista viene rispettato per la sua capacit\u00e0 di perdere se stesso per permettere alla musica di emergere. Una lezione incomparabile\u2026.<\/p>\n<p><strong><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.ashimamusic.com\" rel=\"noopener\">www.ashimamusic.com<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Patrizia Saterini si \u00e8 diplomata in flauto traverso presso il Conservatorio di Musica \u201cA. Pedrollo\u201d di Vicenza. Ha poi intrapreso un lavoro di studio e di ricerca trentennale sulla musica carnatica e indostana, sia classica che semiclassica, con frequenti soggiorni in India. Laureata in Tradizioni musicali extraeuropee a indirizzo indologico con una specializzazione in canto, ha coltivato inoltre la pratica della danza indiana bharatanatyam. Tiene seminari, conferenze e corsi in tutta Italia per diffondere e promuovere la conoscenza della musica e della danza indiana. 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