{"id":5459,"date":"2015-11-12T14:22:26","date_gmt":"2015-11-12T13:22:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.liberidileggere.com\/?p=5459"},"modified":"2019-03-19T16:56:32","modified_gmt":"2019-03-19T15:56:32","slug":"una-societa-malata-di-morte-non-puo-amare-la-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionilpuntodincontro.it\/articoli\/benessere\/una-societa-malata-di-morte-non-puo-amare-la-vita.html","title":{"rendered":"Una societ\u00e0 malata di morte non pu\u00f2 amare la Vita"},"content":{"rendered":"<p><em>La traiettoria del mondo violento in cui viviamo oltrepassa morti e stragi che sono ormai all\u2019ordine del giorno, per arrivare a creare una vera e propria cultura della morte che nasce prima di tutto dall\u2019incapacit\u00e0 di amare la Vita.<\/em><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Circa due mesi fa gli Usa hanno conosciuto l\u2019ennesimo \u201cmassacro\u201d stile campus universitario, questa volta \u201cmini\u201d, per fortuna, di quelli che tanto lasciano sgomento il mondo e, almeno in parte, gli Usa stessi. Sto parlando dell\u2019uccisione in diretta di due reporter in Virginia. L\u2019assassino ha poi \u201cpostato\u201d (un termine moderno che mi fa orrore quasi quanto il massacro) il video dell\u2019assassinio sul web.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Sono stato negli Stati Uniti per la prima volta nel 1995, perch\u00e9 ho sposato un\u2019americana. Ci ho vissuto per due anni e poi ci sono tornato almeno una volta all\u2019anno. Nel corso di questi venti anni ho girato il Paese in lungo e in largo, soprattutto con gli autobus Greyhound, che sono quelli dei poveracci che non sono riusciti a raggiungere l\u2019<em>american dream<\/em> (alcuni non hanno voluto semplicemente perch\u00e9 non ci hanno mai creduto). Sono i reietti della societ\u00e0 americana. Sono, in altre parole, la vera America, che non \u00e8, come tanti ingenuamente credono, quella luccicante delle \u201cGrandi Mele\u201d, delle freeways della libert\u00e0 e dei film di Hollywood. Viaggiando cos\u00ec ho imparato molto naturalmente, quando mi trovo negli Usa, ad avere paura. Del resto, chiunque abbia un minimo di sensibilit\u00e0 (intesa nella sua accezione di capacit\u00e0 di \u201csentire\u201d, avvertire\u201d) \u00e8 in grado di avvertire la violenza e aggressivit\u00e0 di cui questa societ\u00e0 \u00e8 intimamente intrisa. \u00c8 una paura di pelle e di pancia che va ben oltre la ragione; si tratta di una paura che potrei definire \u201cempatica\u201d. C\u2019\u00e8 poco da spiegare. La si avverte e basta. \u00c8 cos\u00ec.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Quando me ne andavo a zonzo per una qualunque citt\u00e0, rimanevo sempre sgomento nel vedere i negozi di armi (che soprattutto nel sud del Paese sono una normalit\u00e0 assoluta) che si trovano semplicemente ovunque: nei centri commerciali come di fianco a una gelateria o a una lavanderia a gettone. Pi\u00f9 di una volta sono entrato e ho chiesto di vedere pistole e fucili. Me li hanno mostrati e me li avrebbero venduti senza batter ciglio (altrimenti che stanno l\u00ec a fare, del resto?), senza chiedere nulla, nemmeno un documento, esattamente come si vende un cono gelato. Per l\u2019americano medio tutto ci\u00f2 \u00e8 normale. La cosa \u00e8 peraltro logicamente spiegabilissima, se pensiamo che questo Paese \u00e8 stato letteralmente costruito su uno spaventoso genocidio, quello dei Nativi, e da quel genocidio sono arrivati a essere, con pieno orgoglio, l\u2019impero pi\u00f9 potente nel corso della storia. Il fanatismo patriottico violento degli statunitensi si spiega anche cos\u00ec. Del resto \u201cright or wrong, my country\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>A luglio di quest\u2019anno mi trovavo a Ithaca (che, per inciso, \u00e8 una cittadina del nord-est, alternativa e progressista, lontana anni luce da quelle fanatico-razziste del sud del Paese) e camminavo sotto un acquazzone torrenziale quando mi sono fermato sotto la pensilina di uno studio dentistico che dava sulla strada. Era una domenica mattina ed era tutto chiuso e io, del tutto sovrappensiero (e sbagliando, \u00e8 ovvio), ho infilato nella cassetta della posta (quelle tipiche americane, grandi e lunghe) il bicchiere di carta del caff\u00e8 che tenevo in mano da mezz\u2019ora. Dallo studio dentistico \u00e8 uscito un tipo che, pistola alla mano e con una violenza e aggressivit\u00e0 verbale semplicemente allucinanti, mi ha intimato di riprendere \u201cwhatever the fuck you have put in the mail box\u201d e di sparire immediatamente. Non era il caso di mettersi a \u201cragionare\u201d con il tipo in questione. Ho ripreso il bicchiere accartocciato e me ne sono andato sotto il diluvio.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Viste queste premesse (in aggiunta alle migliaia di assassinii virtuali che lo statunitense medio si cucca durante le sue \u201cnormali\u201d quattro ore di relax quotidiano di fronte alla tv) il passo per arrivare alle stragi dei \u201ccampus\u201d o a qualunque altra strage, \u00e8 molto breve. A questo punto non ci vuole molto a capire che l\u2019intero circo mediatico di trasmissioni televisive, psicologi e opinionisti che si mette in moto quando accade qualche \u201cfattaccio\u201d del genere serve unicamente a instillare, goccia a goccia, paura nella societ\u00e0, per condurla a essere sempre pi\u00f9 malata; una malattia che inevitabilmente pu\u00f2 sfociare solo nella morte. L\u2019intero baraccone mediatico che salta fuori ogni qualvolta c\u2019\u00e8 una strage, intervallato qua e l\u00e0 dall\u2019intrattenimento pi\u00f9 becero a cui la gente si sottopone senza batter ciglio (centro commerciale, social network, sport, infinito altro ancora), non \u00e8 altro che una mega operazione di condizionamento mentale volta a introdurre una cultura della morte e di conseguenza ad allontanarci dalla Vita. Quella Vita vera che \u00e8 (dovrebbe essere) pura gioia di vivere.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Tutto quanto sopra non \u00e8 per\u00f2 che uno dei sintomi di una societ\u00e0 profondamente malata fin nelle sue viscere, e per ragioni che vanno ben al di l\u00e0 della facilit\u00e0 con cui si possono acquistare armi e alla tanta violenza propagandata dai media.<br \/>\nSono convinto che alla base di tutto ci sia quel mondo tecno-artificiale che abitiamo (che siamo costretti ad abitare) e che ha creato tutt\u2019attorno a noi le barriere insormontabili di una landa morta. Bisogna capire senza troppi \u201cse\u201d e troppi \u201cma\u201d che quando ci si relaziona (in qualunque attivit\u00e0 siamo impegnati e continuamente) con degli oggetti, che per propria natura sono morti, e si vive (si fa per dire) attraverso i social network, si vive in un mondo morto, che di conseguenza crea una societ\u00e0 morta che sempre di conseguenza non pu\u00f2 amare la Vita. Bisogna capire senza \u201cse\u201d e senza \u201cma\u201d che la Natura \u00e8 viva e che se ci relazioniamo con essa siamo vivi anche noi, mentre il mondo che abitiamo \u00e8 artificiale e morto (e relazionandoci con esso poco alla volta moriamo anche noi). Anche per questo siamo arrivati alle stragi nei campus e a tutte le altre stragi che costellano le nostre esistenze. Ci paiono quasi normali. Ma, del resto, costretti a vivere in un mondo morto, siamo arrivati (o stiamo arrivando) ad \u201camare\u201d pi\u00f9 la morte della Vita. Per capirlo sarebbe sufficiente comprendere, come ebbe a scrivere Sepulv\u00e9da, che la Vita, invece, quella vera, \u201c\u00e8 e sar\u00e0 sempre il pi\u00f9 bello dei regali\u201d. Si chiamava joie de vivre. Altro che morte e stragi.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Andrea Bizzocchi<\/p>\n<p>Roma, 28 Ottobre 2015<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><em>Image credits: View Apart\/Shutterstock.com<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La traiettoria del mondo violento in cui viviamo oltrepassa morti e stragi che sono ormai all\u2019ordine del giorno, per arrivare a creare una vera e propria cultura della morte che nasce prima di tutto dall\u2019incapacit\u00e0 di amare la Vita. \u00a0 Circa due mesi fa gli Usa hanno conosciuto l\u2019ennesimo \u201cmassacro\u201d stile campus universitario, questa volta \u201cmini\u201d, per fortuna, di quelli che tanto lasciano sgomento il mondo e, almeno in parte, gli Usa stessi. Sto parlando dell\u2019uccisione in diretta di due reporter in Virginia. 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