{"id":6693,"date":"2017-01-17T10:34:41","date_gmt":"2017-01-17T09:34:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edizionilpuntodincontro.it\/blog\/?p=6693"},"modified":"2025-04-24T13:02:43","modified_gmt":"2025-04-24T11:02:43","slug":"linterazione-cervello-intestino-cosa-dicono-le-piu-recenti-ricerche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionilpuntodincontro.it\/articoli\/benessere\/linterazione-cervello-intestino-cosa-dicono-le-piu-recenti-ricerche.html","title":{"rendered":"L\u2019interazione cervello-intestino: cosa dicono le pi\u00f9 recenti ricerche"},"content":{"rendered":"<p>Per decenni la nostra conoscenza dell\u2019<strong>apparato digerente<\/strong> si \u00e8 basata sul modello meccanicistico di tutto il corpo: mettevamo in bocca, masticavamo e inghiottivamo il cibo, poi lo stomaco lo scomponeva triturandolo con forze meccaniche aiutate da <strong>acido cloridrico<\/strong> concentrato, prima di scaricare la poltiglia omogeneizzata nell\u2019<strong>intestino tenue<\/strong>, che assorbiva <strong>calorie e nutrienti<\/strong> e inviava la parte non digerita all\u2019<strong>intestino crasso<\/strong>, il quale eliminava ci\u00f2 che rimaneva espellendolo.<\/p>\n<p>Questo modello ha influenzato generazioni di medici, inclusi i nostri attuali <strong>gastroenterologi e chirurghi<\/strong>. In base a tale visione, le parti malfunzionanti dell\u2019apparato digerente possono essere bypassate o rimosse senza difficolt\u00e0 e il sistema pu\u00f2 essere riprogrammato per <strong>favorire la perdita di peso<\/strong>.<\/p>\n<p>Si tratta per\u00e0 di un modello eccessivamente semplicistico. Mentre la medicina continua a considerare l\u2019apparato digerente ampiamente indipendente dal cervello, noi ora sappiamo <strong>che questi due organi sono intimamente connessi tra loro<\/strong>. Studi recenti suggeriscono che l\u2019intestino, interagendo strettamente con i suoi microbi residenti,<strong> pu\u00f2 influenzare le nostre emozioni di base<\/strong>, <strong>la sensibilit\u00e0 al dolore e le interazioni sociali<\/strong> e perfino guidare molte delle nostre decisioni, non solo quelle che riguardano le preferenze alimentari e l\u2019entit\u00e0 dei pasti. La complessa <strong>comunicazione tra l\u2019intestino e il cervello<\/strong> svolge ha pertanto un suo ruolo in alcune delle nostre pi\u00f9 importanti decisioni.<\/p>\n<p>L\u2019intestino dispone di risorse che lo rendono superiore a tutti gli altri organi e possono perfino competere con quelle cerebrali. Possiede un proprio sistema nervoso, noto nella letteratura scientifica come<strong> sistema nervoso enterico o SNE<\/strong> e spesso menzionato dai media come \u201c<strong>secondo cervello<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>Quando le emozioni vengono messe in scena nel teatro dell\u2019intestino, \u00e8 all\u2019opera <strong>un complesso di cellule specializzate<\/strong>. Gli attori includono <strong>vari tipi di cellule intestinali<\/strong>, cellule del sistema nervoso enterico e i 100 trilioni di microbi che vivono nell\u2019intestino; le implicazioni emotive della rappresentazione alterano il loro comportamento e i loro dialoghi chimici.<\/p>\n<p>In uno studio il suo team ha somministrato a cavie da laboratorio i <strong>batteri probiotici del tipo <em>Bifidobacterium infantis<\/em><\/strong>, cos\u00ec chiamati perch\u00e9 costituiscono uno dei primi ceppi batterici che una madre trasmette al figlio. Quindi i ricercatori hanno costretto i topi a nuotare, un\u2019attivit\u00e0 che questi animali odiano e che <strong>attiva il loro sistema di stress<\/strong>. Quando ci\u00f2 accade <strong>i livelli di citochine<\/strong>, un tipo di molecola infiammatoria, si innalzano (la stessa reazione avviene negli esseri umani). Quando ai topi \u00e8 stato somministrato un probiotico, esso ha indotto cambiamenti nel sangue e nel cervello, pur non modificando il comportamento \u201cdepresso\u201d.<\/p>\n<p>In un altro studio, i ricercatori sono riusciti a dimostrare che un particolare ceppo di <em>Bifidobacterium <\/em><strong>riduceva la depressione indotta sperimentalmente<\/strong> e il comportamento ansioso nei topi, <strong>allo stesso livello dell\u2019antidepressivo comunemente usato<\/strong>.<\/p>\n<p>In uno studio randomizzato in doppio cieco, alcuni ricercatori francesi hanno sottoposto per un mese cinquantacinque uomini e donne sani a un regime di probiotici quotidiani, contenenti specie di <strong>lactobacilli e bifidobatteri<\/strong>. I soggetti inseriti nel gruppo dei probiotici hanno mostrato <strong>piccoli miglioramenti della sofferenza psicologica e dell\u2019ansia<\/strong>, rispetto a coloro che assumevano il prodotto di controllo.<\/p>\n<p>In un altro studio, scienziati inglesi hanno somministrato una diversa specie di lactobacilli a 124 persone sane: il trattamento <strong>ha significativamente migliorato l\u2019umore di quelle pi\u00f9 depresse<\/strong> all\u2019inizio dello studio.<\/p>\n<p>Bench\u00e9 siano necessari esperimenti clinici di maggior portata per stabilire con certezza se i <strong>microrganismi probiotici possano contribuire ad alleviare la depressione<\/strong>, <strong>lenire l\u2019ansia<\/strong> o influire sul benessere mentale, \u00e8 possibile influenzare positivamente il <strong>dialogo cervello-intestino-microbiota<\/strong> prestando maggiore attenzione al modo in cui alimentiamo i nostri microbi intestinali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per decenni la nostra conoscenza dell\u2019apparato digerente si \u00e8 basata sul modello meccanicistico di tutto il corpo: mettevamo in bocca, masticavamo e inghiottivamo il cibo, poi lo stomaco lo scomponeva triturandolo con forze meccaniche aiutate da acido cloridrico concentrato, prima di scaricare la poltiglia omogeneizzata nell\u2019intestino tenue, che assorbiva calorie e nutrienti e inviava la parte non digerita all\u2019intestino crasso, il quale eliminava ci\u00f2 che rimaneva espellendolo. Questo modello ha influenzato generazioni di medici, inclusi i nostri attuali gastroenterologi e chirurghi. 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