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Semi di consapevolezza

La saggezza di Nisargadatta Maharaj

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Una nuova raccolta di domande e risposte tratte dagli incontri che Maharaj ebbe dal luglio 1979 all'aprile 1980 con cercatori spirituali provenienti da ogni parte del mondo, accalcati nel suo minuscolo soppalco ad ascoltare le penetranti affermazioni sulla Verità manifestate dal più alto stato di coscienza conseguibile.

Libro

Scheda tecnica

Pagine
224 pp.
Formato
14 x 21
Tipologia
Brossura
ISBN
978-88-8093-001-3
Pubblicazione
01/03/1994

Riferimenti Specifici

Jean Dunn, a cura di

Jean Dunn, a cura di

Nisargadatta Maharaj

Nisargadatta Maharaj

Nisargadatta Maharaj 

Nisargadatta nasce nel 1897 a Mumbai.

Il padre lavora prima come domestico, poi come piccolo coltivatore nel distretto di Ratnagiri, nel Maharashtra.

Cresciuto secondo la cultura tradizionale indù, a 18 anni Nisargadatta perde il padre e si trasferisce a Mumbai dove, assieme al fratello, apre una manifattura e vendita di bidi (le tipiche sigarette indiane fatte a mano, avvolte in una foglia di tendu). Con gli anni l'attività cresce, arrivando a contare otto negozi.

Nel 1924 si sposa e dal matrimonio nascono quattro figli. A trentatré anni conosce il suo Maestro, Sri Siddharameshwar Maharaj. Poco dopo consegue l'illuminazione e assume il nome di Nisargadatta Maharaj.

Dopo un periodo di vagabondaggi tra i luoghi santi dell'India torna a casa, dove rimane a dialogare con chiunque lo raggiunga fino al 1981, anno in cui lascia il corpo.

Chi era Nisargadatta Maharaj?

Nisargadatta Maharaj era come un chirurgo con un bisturi affilato che tagliava tutte le cose non essenziali. Le sue domande spesso lasciavano spiazzati e senza parole. Le sue risposte non erano mai quelle che ci si aspettava. Era molto schietto e acuto e le sue domande non rendevano facile la vita all’ego di nessuno.

Non permetteva che si facessero citazioni dalle scritture, accettava solo esperienze personali, e poteva arrabbiarsi molto in merito a questo.

Infatti, il suo proposito dichiarato era quello di distruggere questa ‘pseudo-identità’. Essere alla sua presenza equivaleva a sentire la vibrante Verità, impossibile da descrivere. Stare a guardarlo era sorprendente: quella ‘personalità’ poteva essere felice, arrabbiata, triste, gioiosa, sarcastica o gentile e una varietà di emozioni si alternavano in questo gioco, come raggi del sole sull’acqua. Non c’era mai alcun tentativo di cambiare…fosse quel che fosse, egli non era quelle cose. Sofferenza ce n’era in abbondanza, dovuta al cancro, ma mai un lamento uscì dalle sue labbra. Quel corpo tirava avanti anche quando pareva impossibile che potesse farcela. Si poteva solo restare a contemplarlo, pieni d’amore e timore reverenziale.

Durante gli ultimi due anni della sua vita, Maharaj non considerò nessuna domanda riguardante la vita mondana e il suo miglioramento. Egli insegnava solo la più alta Verità e, a causa delle precarie condizioni del suo corpo, in alcuni giorni la discussione era molto limitata, ma anche una sola affermazione di Maharaj era pari alle Upanishad.